Ad una settimana dalle accuse rilanciate dalla figlia adottiva, Woody Allen rompe il silenzio e si difende dalle colonne del New York Times, lo stesso giornale usato da Dylan per denunciare il padre. “Naturalmente non l’ho molestata”, scrive il regista nella lettera pubblicata dal quotidiano. “Io le volevo bene e spero che un giorno capisca quando sia stata privata di avere un padre che l’amava e sfruttata da una madre che era più interessata alla sua gigantesca rabbia che al benessere di sua figlia”. Domenica scorsa, la 28enne Dylan Farrow aveva denunciato al giornale americano che il regista aveva abusato di lei quando aveva sette anni, in una soffitta della casa in Connecticut di Mia Farrow.

Nella lettera al Nyt, il regista 78enne definisce ancora “assurde” le accuse e sostiene che Dylan sia stata utilizzata come “una pedina” dalla sua ex compagna per “vendicarsi” per la separazione. Nel 1992, dopo una relazione durata 12 anni, il regista lasciò Mia Farrow per la figlia adottiva Soon-Yi Previn, all’epoca 19enne, con cui aveva iniziato una storia e che sposò cinque anni più tardi. “Ventuno anni fa, quando sentii per la prima volta che Mia Farrow mi aveva accusato di molestie, trovai l’idea così ridicola che non ci pensai due volte. Siamo stati coinvolti in una rottura terribilmente aspra”, scrive Allen, denunciando che Dylan inizialmente disse “al medico che non era stata molestata”. Successivamente, prosegue, “Mia la portò fuori a prendere un gelato e, quando è tornata, la bambina ha cambiato la sua versione dei fatti”.

Il regista accusa quindi Mia Farrow, “una madre forte che ha insegnato ad una bambina vulnerabile di sette anni a odiare il padre”, di aver “indottrinato” Dylan, che ha deciso di parlare di nuovo dopo la candidatura all’Oscar dell’ultimo film di Allen, “Blue Jasmine“. Allen non è mai stato perseguito per quelle accuse. Il regista conclude quindi la sua lettera aperta in modo lapidario: “Questo scritto sarà la mia parola finale sulla questione e nessuno risponderà per mio conto ad ogni ulteriore commento fatto da altri”.