Evidentemente la facciata presa col decreto Destinazione Italia sul tema delle Rc Auto al governo non è bastata. Mercoledì l’esecutivo era stato costretto dalle pressioni della sua stessa maggioranza – renziani in testa, ma non solo – a stralciare l’articolo 8 che si occupava proprio di assicurazioni. Ieri però il Consiglio dei ministri ha infilato tutte quelle norme in un disegno di legge ad hoc: probabilità che quel testo venga approvato dal Parlamento poche, ma una chiara cambiale pagata da Enrico Letta alla filiera di Ncd – da Renato Schifani in giù, col pupillo Angelino Alfano nel ruolo di ariete a palazzo Chigi – che sponsorizza le norme care all’Ania, la Confindustria delle assicurazioni. Intanto vediamo i contenuti.

La presentazione è di quelle accattivanti per il popolo degli automobilisti: la legge serve a far abbassare le polizze del 23 per cento (se pagate mille, domani sborserete 770 euro). C’è da dubitarne, ma entriamo nel merito: è previsto uno sconto del 7 per cento per chi applica la scatola nera. Già qui c’è un problema, visto che i costi di installazione e funzionamento nella prima formulazione erano posti a carico del cliente annullando di fatto il guadagno per l’assicurato. Altro sconto – tra il 5 e il 10 per cento – è previsto per chi sceglie “il risarcimento in forma specifica”, cioè si fa riparare la macchina da un carrozziere scelto dall’assicurazione. Questo, ovviamente, oltre a far diventare 15 mila professionisti un settore produttivo interno all’Ania (in sostanza terzisti) con relativa chiusura di parecchi esercizi, lascia all’assicurazione la scelta sulle modalità di riparazione. Tradotto: tra due soluzioni tecniche, il carrozziere convenzionato sceglierà sempre quella meno costosa per i suoi “padroni”. E ancora: sconto del 4 per cento per il divieto di cessione del diritto al risarcimento (cioè intanto farsi riparare la macchina e lasciare che sia il carrozziere a vedersela con la compagnia) e un altro 7 per cento se ci si rivolge ai medici indicati dall’assicurazione. Anche in quest’ultimo caso c’è un ovvio conflitto di interessi, come dimostrano le lettere – pubblicate dal Fatto Quotidiano – con cui le compagnie chiedono ai propri medici di rendere sostanzialmente impossibile certificare i “colpi di frusta”. Caso di scuola, per noi, perché le norme volute dal governo Monti per questi microdanni hanno abbassato di un paio di miliardi i risarcimenti, ma senza effetti sul costo delle polizze.

Niente si dice, nel disegno di legge, della concentrazione del mercato nel settore Rc auto, dove tre gruppi – Unipol/Fonsai, Allianz e Generali – si dividono i due terzi del settore. Questo ci porta all’Antitrust, primo nodo dell’asse tra il mondo di Schifani e le assicurazioni. Presidente, dal 2001, è Giovanni Pitruzzella, già avvocato dell’ex presidente del Senato e consulente del suo studio di avvocato. La relazione Antitrust del febbraio scorso sottolineava, nella parte tecnica, che il problema è proprio “un mercato con debole tensione competitiva”, in cui “le inefficienze vengono trasferite sui premi, con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere sulla quota di mercato”.

Poi nelle conclusioni, la parte più politica, si puntava invece su scatola nera, carrozzieri e altre minuzie, cioè tutte le cose finite in questo ddl scritto sotto la regia del sottosegretario allo Sviluppo SimonaVicari, schifaniana anche lei, e che si avvale sul tema Rc Auto della consulenza del professor Ranieri Razzante, che secondo il suo curriculum sul sito dell’Associazione italiana internal auditor di mestiere fa pure il “consulente di numerose compagnie di assicurazione, banche e intermediari finanziari” attraverso Ies consulting. Al ministero dello Sviluppo, comunque, possono contare sul valido aiuto tecnico di Gianfrancesco Vecchio: capo della direzione generale che sorveglia il mercato e la concorrenza. Vecchio siede pure in quella fondamentale camera di compensazione che è il comitato per la determinazione dei forfait con cui le compagnie assicuratrici si risarciscono vicendevolmente dopo aver pagato ognuna il danno al proprio cliente (il cosiddetto risarcimento diretto). Non bastasse, anche le coop che stanno dentro Unipol hanno i loro agganci col lato ex Ds del Pd: basti dire che il ministro che ha firmato il disegno di legge è Flavio Zanonato.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 febbraio 2014