”Ho sbagliato e me ne scuso”. Lo scrive Carlo Lucarelli rispondendo alla lettera aperta in cui gli scrittori Valerio Evangelisti, Alberto Prunetti, Girolamo De Michele e il collettivo Wu Ming gli chiedevano chiarimenti sulla sua presa di posizione di sabato in merito alla vertenza dei facchini che da mesi bloccano i cancelli della Granarolo a Cadriano, Bologna, per chiedere il reintegro di alcuni lavoratori. Lucarelli – rispondendo alla lettera nella quale vengono contestate punto su punto le sue opinioni partendo dal presupposto che “non è una ‘disputa tra intellettuali, ma una storia dove lavoratori sono stati licenziati per un giorno di sciopero e poi denunciati, pestati e ripestati, gassati e calunniati dai media” – ha scritto: “la mia dichiarazione su rabbia, violenza e riscaldamento dei toni non si riferiva allo sciopero dei facchini in modo così diretto come è sembrato”.

Lo scrittore, che non ha potuto verificare ‘sul posto i fatti perché costretto in casa da un paio di mesi a causa di un incidente, ha aggiunto che “sollecitato da più parti perché mi esprimessi su quello che stava succedendo alla Granarolo ho rifiutato di farlo perché non ero abbastanza informato sulla vicenda. Ho accettato di esprimermi soltanto su uno stato generale di rabbia e di potenziale violenza a livello nazionale (l’oggetto della email con cui sono state inviate le sue dichiarazioni faceva però diretto riferimento alla ‘Vertenza facchini’, ndr)”. “Non mi sono mai espresso contro i blocchi alla Granarolo – ha scritto – e non intendevo neppure riferirmi a voi. E non mi sono neppure espresso riguardo alla manifestazione di sabato, la mia dichiarazione era precedente anche se è uscita quel giorno, e non ci ha niente a che fare”. Il collettivo Wu Ming ha brevemente replicato allo scrittore sul sito: “quel ‘Carlo Lucarelli’ che i giornali hanno scagliato contro di noi, ma soprattutto contro i facchini in lotta alla Granarolo, non era il Carlo Lucarelli che conosciamo da tanti anni. E siamo contenti che la lettera aperta sia servita”.