Entro il primo febbraio il governo italiano deve presentare al World Heritage Committee dell’Unesco un report aggiornato sullo stato di conservazione di Villa Adriana, informando il Whc anche sul progetto di sviluppo edilizio Comprensorio di Ponte Lucano, della Impreme spa di Massimo Mezzaroma: a rischio lo status di patrimonio mondiale dell’umanità del monumento a cielo aperto che tutto il mondo ci invidia. Le palazzine di Mezzaroma violerebbero la cosiddetta buffer zone, una sorta di zona cuscinetto stabilita con un accordo internazionale tra la Repubblica italiana e l’Unesco per proteggere l’area archeologica. Violazione a causa della quale il monumento potrebbe essere cancellato dall’elenco dei siti patrimonio dell’Unesco. 

Il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del Fai, come aveva già dichiarato al fattoquotidiano.it, è intenzionata a scongiurare una figuraccia internazionale senza precedenti. “Abbiamo parlato con Jane Thompson e Christoper Young, i due esperti internazionali incaricati dall’amministrazione – dichiara il sottosegretario – che ci hanno riferito che la scadenza del primo febbraio è relativa solo al report sullo stato di conservazione del sito archeologico. La relazione è stata svolta insieme alla direttrice di Villa Adriana e alla soprintendente per i Beni Archeologici del Lazio che l’hanno inviata all’Unesco. Il secondo report, quello relativo alla valutazione dell’impatto della lottizzazione in questione, ha una scadenza non precisata comunque prevista entro l’inizio della primavera. Abbiamo contattato l’Unesco, tanto che gli uffici preposti stanno collaborando alla redazione del rapporto sull’impatto della lottizzazione in un’area così sensibile. Bisogna sottolineare che nel procedimento di approvazione di un piano di lottizzazione il ministero, trattandosi di materia urbanistica, esprime un parere non vincolante infatti l’autorizzazione al piano di lottizzazione l’ha espressa la Regione Lazio e non il Ministero, che ha dato solo un parere consultivo”.

Per questo motivo i deputati del Movimento 5 Stelle hanno da tempo presentato un’interrogazione, dopo le due precedenti proposte in Senato, indirizzata al presidente del Consiglio e ai ministri della Cultura, dell’Ambiente e degli Interni, per sollecitare risposte immediate. “Abbiamo chiesto al ministro dei Beni Culturali Bray – spiega Federica Daga, deputata 5 Stelle – se ha predisposto il report aggiornato richiesto sullo stato di conservazione del sito e se ha provveduto ad informare, come da procedura, il Whc della lottizzazione. Il ministro, per garantire il rispetto degli impegni internazionali che proteggono l’area archeologica di Villa Adriana, ha l’obbligo di sottoporre preventivamente all’Unesco i progetti che hanno effetto rilevante sull’area; una colata di 180mila metri cubi di cemento mi pare più che rilevante. E’ una vicenda surreale impensabile in qualsiasi paese civile che, oltre ad essere grave in sé, danneggia anche l’immagine del patrimonio naturale, culturale e turistico italiano”.

Sulla vicenda di Villa Adriana sono pendenti al Tar alcuni ricorsi di alcune associazioni e il ministero sta valutando con attenzione gli sviluppi della vicenda, data la delicatezza e l’importanza del sito di Villa Adriana. “Il ministro Massimo Bray – rimarca il sottosegretario – condivide con me la necessità di seguire con particolare attenzione la situazione. Concordiamo sull’urgenza di rivalutare il quadro dopo che sarà completata la relazione e mettere in atto successive azioni che possano definitivamente prevenire un ulteriore rischio per quell’area. E’ fondamentale tutelare non solo i siti archeologici o monumentali in sé, ma, ai fini della valorizzazione degli stessi, deve necessariamente essere conservato e risanato il territorio in cui i monumenti sono inseriti, laddove sia stato vulnerato, com’è il caso del Comune di Tivoli. Esso è infatti la cornice e l’indispensabile complemento in un’ottica di fruizione e valorizzazione dei monumenti stessi”.