Clamorosa separazione tra Scarlett Johansson e Oxfam. L’attrice, ambasciatrice del gruppo umanitario dal 2007, ha abbandonato il suo ruolo per divergenze di opinione sull’occupazione israeliana in Cisgiordania. L’attrice è diventata il volto pubblico di SodaStream, una società che produce gasatori per bibite e la cui fabbrica principale si trova in una colonia occupata in Cisgiordania. La cosa non è piaciuta a Oxfam e, dopo alcuni giorni di tensione e polemiche, è arrivata la rottura. La settimana “difficile” della star di Hollywood non finisce però qui. Lo spot di SodaStream con Scarlett protagonista è stato bandito dalle TV americane perché “poco corretto”. “Oxfam ha accettato la decisione di Scarlett Johansson di ritirarsi. Il ruolo di Ms. Johansson nel promuovere la compagnia SodaStream è incompatibile con quello di ambasciatore di Oxfam Global”, scrive il gruppo in una dichiarazione. La contesa nasce proprio dalla presenza della fabbrica di SodaStream a Ma’ale Adummim, un insediamento israeliano a est di Gerusalemme. La società impiega personale palestinese e israeliano e sostiene che la fabbrica offra un modello esemplare di pacifica cooperazione. Il problema è che gli insediamenti – e quindi anche quello di Ma’ale Adummim – sono considerati illegali dalla comunità internazionale e duramente condannati da molte Ong, tra cui proprio Oxfam.

In una dichiarazione, il portavoce della Johansson scrive che la star e il gruppo “hanno una totale differenza di opinione su boicottaggi, disinvestimenti e sanzioni”. Mentre l’attrice non li ritiene una violazione della legge internazionale, Oxfam spiega di non poter ignorare la politica del governo israeliano. Questa presa di posizione è stata nelle ultime ore abbracciata da un altro gruppo per i diritti umani, Human Rights Watch, con sede a New York. “E’ impossibile ignorare il sistema israeliano di illegale discriminazione, confisca delle terre, furto delle risorse naturali e trasferimenti forzati di palestinesi dalla Cisgiordania occupata, dove SodaStream è localizzata”, scrive in una nota Hrw. Oxfam, nel passato, aveva più volte dichiarato la sua opposizione a ogni tipo di affare con entità economiche israeliane operanti nella Palestina occupata.

La polemica arriva in un momento particolarmente delicato per la diplomazia, con il segretario di stato americano John Kerry impegnato in una spola tra Ramallah e Gerusalemme per far ripartire il processo di pace. Il timore di molti, negli Stati Uniti ma anche in Israele, è che il fallimento dei negoziati possa dar forza a un rinnovato movimento globale di boicottaggio dei prodotti israeliani. La cosa curiosa è che le polemiche di questi giorni rischiano di coinvolgere una delle star di Hollywood più impegnate nel campo liberal e progressista. La Johansson, la cui madre Melanie viene da una famiglia di ebrei del Bronx, ha appoggiato le campagne presidenziali di John Kerry e Barack Obama, oltre a essere stata impegnata nelle iniziative di “Get Out the Vote”, la galassia di gruppi e iniziative Usa che si sono occupate di portare sempre più giovani alle urne. Il suo ruolo di ambasciatrice per Oxfam data appunto al 2007 ed è negli anni diventato una sorta di sigillo di molte campagne umanitarie. Nel marzo 2008 l’attrice si è “messa all’asta” per Oxfam. In cambio di 20mila sterline – finite nelle casse del gruppo – una fan ha vinto il diritto di accompagnarla a una prima cinematografica.

La storia ha anche un risvolto che esula dal complesso aspetto del boicottaggio. Lo spot in cui la Johansson doveva apparire, magnificando la capacità delle macchine SodaStream di creare bibite gassate, non andrà in onda durante il Super Bowl, domenica prossima. La colpa è della frase “Scusate Pepsi e Cola”, che l’attrice pronuncia con tono sensuale, lasciando intendere la superiorità dei prodotti della società israeliana. In realtà il video non cita alcun dato, violando le regole sulla pubblicità comparativa negli Stati Uniti. SodaStream, che nel 2012 ha dichiarato 436 milioni di entrate e che ha conquistato buone fasce di mercato negli Stati Uniti e in Francia, era incappata nello stesso infortunio anche lo scorso anno. Un’altra pubblicità particolarmente aggressiva era stata respinta dalla Cbs durante il Super Bowl 2013.