L’Italia resta sotto la lente di Standard & Poor’s. “L’outlook rimane negativo sul rating perché siamo ancora incerti sulla tenuta dei trend economici e delle politiche economiche”, scrive l’agenzia di rating americana, evidenziando una crescita limitata allo 0,5% l’anno da qui al 2016 che “continua a sollevare dubbi” sul debito pubblico, atteso in rialzo al 134% del Pil a fine anno. S&P potrebbe rivedere a “stabili” le prospettive sul rating dell’Italia “se il governo realizzasse riforme strutturali sui mercati del lavoro, dei prodotti e dei servizi”, cioè le liberalizzazioni, “in grado di portare a un maggior livello di crescita l’economia italiana”.

Resta alto, intanto, l’allarme disoccupazione nel Vecchio continente. Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, denuncia quasi 20 milioni di disoccupati in Europa. “Fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi è finita”, afferma. ”Quando la disoccupazione è alta, la crescita è lenta perché la gente consuma meno e le aziende investono e assumono meno”, aggiunge Lagarde, sottolineando che la strada più efficace per rafforzare l’occupazione è la crescita.

“Secondo alcune stime, un punto percentuale di crescita in più nelle economie avanzate ridurrebbe infatti la disoccupazione di metà di un punto percentuale, ovvero fa tornare al lavoro 4 milioni di persone”. C’è poi il problema del debito pubblico, che “deve calare. In un contesto di bassa crescita, il trucco è muoversi gradualmente fino a che il mercato lo consente con politiche ancorate all’impegno di un risanamento fiscale sostenuto a un ritmo ragionevole nel medio termine. Il risanamento, inoltre, dovrebbe essere visto come un’occasione per rendere il budget più orientato alla crescita”.