Occupazione della Ferriera e sciopero per l’intera giornata. L’azione degli operai dello stabilimento siderurgico di Trieste (promossa da CGIL, CISL, UIL, si dissocia invece l’UGL), negli ultimi anni al centro di accese polemiche per il suo inquinamento al di sopra di ogni limite legale, è dura. Dal primo mattino di ieri i lavoratori hanno bloccato la fabbrica, occupandone la direzione e negando l’accesso ai mezzi pesanti all’interno dell’impianto. Motivo: la richiesta di cassa integrazione straordinaria per 300 operai a partire dal 4 febbraio di cui ieri è arrivata la notifica ufficiale.

La situazione amministrativa dello stabilimento è al momento molto delicata: in seguito alla crisi economica del gruppo Lucchini l’impianto è entrato in regime di amministrazione straordinaria; a oggi l’unica speranza per il proseguimento dell’attività siderurgica è data dall’industriale Arvedi, attualmente in trattativa con gli enti pubblici per raggiungere un accordo di programma, la cui firma è stata più volte rimandata negli ultimi mesi e senza la quale non si potrà arrivare all’acquisto dell’impianto.

Elemento di grande preoccupazione per gli operai che temono il ritiro di Arvedi e lo stop definitivo dell’attività industriale. “Se Arvedi non subentra a Lucchini la Ferriera è destinata a chiudere”, è il commento di Luigi Isaia, R.S.U. dell’azienda eletto con la Fiom-CGIL: “La Ferriera perde 130mila euro al giorno, l’anno scorso ha perso 42 milioni di euro. I soldi ora sono finiti, senza un investitore non si va da nessuna parte”. Il sindacalista conclude però mettendo in luce un elemento di speranza per gli operai: “Il gruppo Arvedi ha acquistato una nave di minerale per permettere il proseguimento dell’attività della cokeria che quindi potrà rimanere accesa presumibilmente fino al 31 marzo. Se Arvedi non fosse ancora intenzionato all’acquisto della Ferriera perché l’avrebbe comprata?”. 

La cassa integrazione – questa la motivazione ufficiale – è stata richiesta in seguito alla decisione di chiudere temporaneamente l’altoforno per poter dare avvio a dei lavori di ristrutturazione necessari al suo corretto funzionamento. Ma i lavoratori temono che una volta chiusa la struttura potrebbe non essere più riattivata e per questo motivo hanno manifestato nei giorni scorsi parecchi malumori, culminati nell’azione di oggi.

Nel frattempo, mentre la fabbrica era occupata, nella sede della Regione si è svolto un incontro a porte chiuse tra presidente della Regione, sindaco di Trieste, presidente della Provincia di Trieste, l’ingegner Rosato (in rappresentanza del gruppo Arvedi) e sindacati. Al centro della discussione c’è stato il già citato accordo di programma, che dovrà stabilire gli impegni economici da parte di Arvedi e degli enti pubblici per quanto riguarda la bonifica delle aree inquinate e la ristrutturazione degli impianti.