“L’alluvione è perfino peggio del terremoto del 2012”. Eugenia Bergamaschi è la presidente di Confagricoltura a Modena, la sua azienda agricola è a duecento metri da dove si è rotto l’argine del fiume Secchia domenica scorsa a Bastiglia, Modena. “L’azienda è sommersa, si è salvata la casa. Per ora. Ma qua siamo ancora in piena emergenza”, racconta mentre i cani abbaiano alla pioggia che non si ferma, e che ha ricominciato a cadere mercoledì sera sulla Bassa modenese, a nord della città.

Il sisma del maggio 2012 è stato un’emergenza nazionale per poche settimane, poi è tornato a essere un problema dei modenesi, che tendono a reagire lavorando molto e parlando poco. La rottura degli argini del Secchia non è mai uscita dalla cronaca, il disastro di domenica è stato come la prima scossa di due anni fa. Nella Bassa modenese sperano che non arrivi mai la seconda, quella devastante, anche se i giornali locali riferiscono dettagli inquietanti: il quotidiano Prima Pagina raccontava ieri dello studio commissionato dalla multinazionale svedese Tetra Pak, con una sede a Modena, all’Università di Parma: in caso di una piena centenaria (di quelle che si verificano in media una volta ogni cento anni) del Secchia, in 20 ore l’acqua arriverebbe alle porte del centro della città, sommergendo la zona industriale. Ma se la massa d’acqua fosse maggiore, capace di rompere l’argine, basterebbero due ore. Da giorni si discute di cosa è successo, del perché l’argine del Secchia abbia ceduto.

L’Aipo, Agenzia Interregionale per il fiume Po, è il bersaglio delle polemiche per aver scaricato la responsabilità sugli animali, soprattutto nutrie, che indeboliscono gli argini scavando le tane. “Qua il problema sono le nutrie a due gambe che prendono 10 mila euro al mese”, si sfogano i negozianti di Bomporto con le telecamere, mentre svuotano i negozi dall’acqua. Tutti raccontano la stessa storia: l’Aipo deve permettere al Po e ai suoi affluenti di scorrere liberi da ostacoli, mentre il letto dei fiumi e canali è sempre più ostruito da sterpi e piante. Ma non è ancora il momento della caccia ai colpevoli, di quello se ne occuperà anche la Procura di Modena quando Bastiglia e Bomporto saranno liberate, quando gli abitanti si potranno spostare di nuovo in auto e non in canotto.

I campi di frumento sono sommersi dall’acqua, quando verrà fatta defluire resterà il limo, da rimuovere forse con le ruspe. Dopo si capirà se qualcosa è sopravvissuto. “Il terremoto aveva colpito i capannoni, ma non i campi”, ricorda Eugenia Bergamaschi di Confagricoltura. Quei capannoni che crollavano su macchinari, imprese e operai, inagibili dopo il sisma. Vico Bernardi ha dovuto demolire il suo a Medolla e si è trasferito a Bastiglia. Dal terremoto all’alluvione, due anni fa ha perso i mattoni, adesso tutto il materiale della sua torneria è da buttare: “Siamo stati fortunati, abbiamo avuto solo 30 centimetri d’acqua, se fossimo stati 500 metri più in là saremmo sommersi”. Bernardi ancora non ha stimato i danni, la priorità era ripartire subito, “alla Eurosets è andata peggio”.

La Eurosets è il simbolo della doppia tragedia modenese: anche questa si sposta da Medolla a Bastiglia, perché il distretto del biomedicale può sopravvivere solo rimanendo legato al territorio che l’ha prodotto. Risultato: oltre un milione di euro di danni per colpa del Secchia, il tentativo disperato di salvare almeno il server con le informazioni più preziose. “Dopo il terremoto e l’acqua ci manca solo il fuoco”, dice l’amministratore delegato Stefano Foschieri. Confindustria Modena segue le situazioni di difficoltà, ma ancora non c’è un quadro d’insieme , troppo caos, le strade sono bloccate. A Sorbara, la terra del Lambrusco, sono inondate alcune aziende che contano, come la Cantina Sociale. Il timore è che coltivazioni delicate come le viti o le pere stiano subendo danni il cui impatto si misurerà soltanto tra diversi mesi. Si sta bloccando tutto, anche la logistica, in una zona in cui le connessioni sono fondamentali. I camion della Havi Logistics, 239 dipendenti, sono impantanati a Bomporto, si occupano di la distribuzione per McDonald’s. E l’acqua ha invaso anche la East Balt Italia, sempre di Bomporto, altri 94 dipendenti che a McDonald’s non riusciranno a far arrivare i panini.

Il consiglio dei ministri ha approvato la sospensione delle tasse per sei mesi per chi abita o lavora nelle zone dell’alluvione. “Puntiamo poi alla proclamazione dello stato di emergenza per la prossima settimana. Sottolineo la necessità che siano pienamente riconosciuti i danni subiti dalle famiglie e dalle imprese, lo merita una comunità laboriosa e tenace”, dice il presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Ma a Bomporto e Bastiglia temono che l’emergenza sia appena cominciata.