Editoriale di Marco Travaglio che propone ironicamente il gioco del “senti chi parla” applicato al Pd e alle sue contraddizioni. Ricorda, quindi, gli incontri tra Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, il primo risalente al 1995, in occasione del congresso del Pds per la presentazione del libro “In un Paese normale”.Berlusconi attaccò magistratura e Prodi, D’Alema lo invitò a parlare di regole. Il vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano” passa in rassegna gli altri incontri tra i due politici: quello del 1996, nel quale D’Alema definì Mediaset “patrimonio dell’azienda”; quello del 1997 relativo alla Bicamerale e all’accordo della “crostata”, rivelato da Minzolini. E aggiunge: “Il segretario di D’Alema ai tempi della Bicamerale era Cuperlo“. Travaglio menziona anche Pierluigi Bersani, che ha incontrato il Cavaliere per ben due volte di nascosto, per mettersi d’accordo su Franco Marini al Quirinale. Il giornalista si sofferma poi su Cuperlo: “Non prenderebbe i voti con le preferenze nemmeno dai parenti. Perché non sanno manco chi è”. Ma bacchetta Grillo per non aver raccolto la proposta di Renzi di inizio anno. E sottolinea: “Ci sono diversi Fassina. Un anno fa dopo il voto disse mai al governo con Berlusconi. Poi è nato il governo Letta, ma lui ha detto che non voleva entrare. Due giorni fa è entrato come vice ministro motivando questa scelta con una supercazzola”. Travaglio rammenta, infine, la sintonia tra Fassina e Brunetta riguardo all'”evasione di sopravvivenza” e ai “giudici politicizzati“: “I due annunciarono un patto per evitare l’aumento dell’Iva. Che, naturalmente, poi è aumentata”. E si chiede: “Fassina ha accusato Renzi di essere filo-berlusconiano. Quale Fassina si è indignato dopo l’incontro tra Renzi e Berlusconi?