Salini – Impregilo rischia grosso con l’affare di Panama. E tenta di tirare in ballo Bruxelles per evitare di vedersi sfilare la commessa per l’ampliamento del Canale  dalla società statunitense Bechtel. Martedì 21 scade infatti l’ultimatum che fa scattare il blocco dei lavori nel caso in cui non ci sia un accordo su 1,6 miliardi di extracosti per la realizzazione dell’infrastruttura con l’Acp, l’Autorità che gestisce il Canale. Tuttavia per il Consorzio delle imprese (Gupc) guidato dalla spagnola Sacyr e in cui l’italiana Salini Impregilo ha il 38%, si può ancora “trovare una soluzione accettata dalle parti” per proseguire con i lavori. Magari un contributo dell’Autorità del canale da circa 400 milioni e l’impegno del consorzio a sborsare un ulteriore miliardo.

Intanto il clima, anche fra i soci del Gupc, è sempre più teso. Secondo il quotidiano panamense La Estrella, il direttivo della spagnola Sacyr e quello del socio belga Jan de Nul, “non erano presenti quando si decise di inviare il documento” dell’ultimatum all’autorità e l’iniziativa partì dal “rappresentante di Impregilo”, Paolo Moder. Il che mette evidentemente il gruppo Salini in una posizione delicata. “Da quando nello scorso febbraio 2013 trionfa l’Opa lanciata dal costruttore Pietro Salini sul socio di Sacyr nel progetto, Impregilo, l’affare della presenza italiana nel consorzio Gupc si trasforma da una mera comparsa in un compagno di viaggio molto ruvido e scomodo – denuncia il sito spagnolo eldiario.es – Fonti vicine all’impresa spagnola lasciano intendere che l’intenzione della messa in scena italiana tanto esagerata da parte di Impregilo, non sia dovuta altro che al fatto di non aver alcuna intenzione di effettuare altri esborsi in perdita nei 18 mesi che sono necessari al completamento dell’opera. Di qui la minaccia di abbandonare l’avventura se Acp non si assume almeno la metà del miliardo di dollari di perdite”.

Seguendo questo filone di pensiero, quindi, nasce da qui la mobilitazione politica delle ultime ore che ha visto anche l’intervento del ministro degli Esteri Emma Bonino, che ha avuto un colloquio con il collega spagnolo Garcia-Margallo nel tentativo di sbrogliare la vicenda. E, ancor prima, il recente tentativo avviato dal vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, di cercare una “soluzione ragionevole per tutte le parti” coinvolte e di discutere con la Banca europea degli investimenti per verificare i margini di manovra sul fronte dei prestiti, oltre a fare “le telefonate necessarie” con le autorità panamensi a partire dall’ambasciata a Bruxelles.

Tajani ha però suggerito alle imprese di non interrompere i lavori opzione che lasciarebbe spazio a un’interruzione del contratto e all’assegnazione dell’appalto ad un’altra azienda o consorzio, come già minacciato dal presidente panamense, Ricardo Martinelli. A Bruxelles si teme la longa manus della Bechtel, società con un fatturato da 31 miliardi di dollari e 44mila dipendendi in 50 Paesi, che segue da vicino l’affare del canale. Il gruppo americano partecipò alla gara già nel 2009, ma alla fine a spuntare la maxicommessa da oltre 3 miliardi fu Grupo Unidos por el Canal, guidato dalla spagnola Sacyr assieme a Impregilo, alla belga Jan de Nul e alla panamense CUSA.

La Bechtel, come riferisce il sito spagnolo eldiario.es, iniziò allora una campagna di denuncia sui termini dell’aggiudicazione e sulla stessa solidità della Sacyr registrata da Wikileaks e diffusa in Spagna dal quotidiano El Pais. Ma davvero la Bechtel ha il potere di strappare i lavori al consorzio italo-spagnolo? A giudicare da chi conosce la società, si tratta di un gruppo solido e con gli agganci giusti. “Bechtel Group era un ottimo esempio dei rapporti amichevoli tra le società private e il governo degli Stati Uniti – spiega l’economista John Perkins nel suo libro Confessioni di un sicario dell’economia, nelle pagine in cui riferisce dei nemici del generale Omar Torrijos Herrera, presidente di Panama, scomparso in un sospetto incidente aereo nel 1981, aprendo la strada al governo filostatunitense dell’attuale premier Martinelli– Bechtel era la società di ingegneria e costruzione più influente degli Stati Uniti. Tra i suoi presidenti e alti funzionari figuravano George Shultz e Caspar Weinberg, che disprezzavano Torrijos per aver sfacciatamente sollecitato un progetto giapponese per sostituire il canale esistente con uno nuovo e più efficiente. Una simile mossa non solo avrebbe trasferito la proprietà dagli Stati Uniti a Panama, ma avrebbe anche escluso Bechtel dalla partecipazione a uno dei progetti di ingegneria più stimolanti e potenzialmente lucrosi del secolo”. E ora l’intervento di Bruxelles appare come l’ultima pedina in mano a Salini che vede sempre più concretizzarsi l’ipotesi dell’arbitrato e l’assegnazione da parte del presidente Martinelli dei lavori di completamento agli americani.