“Un errore politico”. Stefano Fassina ha definito così l’incontro di sabato tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, sottolineando di essersi “un po’ vergognato come dirigente del Pd”. L’ex viceministro dell’Economia ha aggiunto che “da ieri pomeriggio la legge è un po’ meno uguale per tutti”, poiché “andava certo coinvolta Forza Italia ma ci sono i capigruppo e non andava certo rilegittimato il Cavaliere”. In questo modo, invece, il segretario del Pd ha “ribattezzato per la terza volta Berlusconi come padre costituente a fronte di una condanna definitiva. O abbiamo sbagliato quando abbiamo votato per la decadenza, e Renzi poteva dirlo allora, o ieri. Stiamo prolungando così il ventennio che abbiamo alle spalle”.

L’esponente della minoranza interna al Pd ha quindi definito l’intesa raggiunta un “porcellum truccato. Ci sono le liste bloccate. Noi facciamo scegliere dai cittadini il segretario del Pd e poi non gli permettiamo di scegliere i parlamentari?”. Ma ha precisato che “non farò alcuna scissione, resto e credo nel partito come sempre. Lavoreremo perché certe posizioni possano farsi sentire ed esprimere la loro forza nel Pd”. E ha aggiunto: “Renzi non ha la maggioranza dei voti degli iscritti del partito e quindi, come prevede lo statuto, sarebbe possibile consultare la base, gli iscritti, anche per via telematica, rapidamente, per sapere cosa pensi della legge elettorale. Si può fare”.

Non si è fatta attendere la reazione di Isabella De Monte, membro della direzione Pd. “Fassina ha fatto un governo con Berlusconi, è stato viceministro in sintonia con Renato Brunetta. Allora non si vergognava?”, domanda la senatrice. “Il Pd ha subito per anni la sindrome di Berlusconi assicurando un incontrastato dominio al leader di Forza Italia. Capisco che Fassina ora sia confuso: con Renzi è il Pd a dettare la linea. L’accordo che sarà sottoposto alla direzione è in linea con l’impegno che abbiamo preso con gli elettori delle primarie“.

Il presidente del Pd, Gianni Cuperlo, ha commentato invece l’incontro Renzi-Berlusconi affermando che “sul merito ora è difficile giudicare, ma sul metodo ritengo sia sbagliato”. E ha precisato che da tempo il Cavaliere “non dominava le prime pagine per il suo ruolo politico”, mentre “tra ieri e oggi è tornato a farlo”. Che le riforme si facciano, ha chiarito, “me lo auguro con tutto il cuore. Ma, dio non voglia, che il prezzo da pagare sia resuscitare sul piano politico chi abbiamo combattuto negli ultimi 20 anni”.

Anche perché “il timido Enrico Letta aveva accompagnato il capo della destra sotto il cartello ‘Exit’ e il vulcanico Renzi l’ha accolto sul tappetino ‘Welcome’. Spero sia la mossa del cavallo, e non il passo del gambero”. Perché un conto è – ha spiegato il leader della minoranza dei democratici – “discutere le riforme anche con Forza Italia, altra è allargare la ‘profonda sintonia‘ con Berlusconi agli altri. È un metodo sbagliato che punisce le forze impegnate nel governo con noi e che il capo della destra lo avevano messo all’angolo solo tre mesi fa. Colpisce che anche il Pd domani in direzione verrà messo davanti al fatto compiuto”.

Cuperlo rimane a favore al doppio turno ma, ha detto, “vedremo i testi della riforma”. Certo “se non ci saranno le preferenze decideranno ancora i partiti chi entra in Parlamento” e si rischia insomma “un ipermaggioritario“, un “Porcellum corretto, con i cittadini privati del diritto di scegliere”. E se “alla fine ci ritrovassimo con una soluzione simile o peggiore del passato non avremmo compiuto un miracolo ma un delitto. Qui non si gioca più con i tweet e l’hashtag ma si ragiona del destino della repubblica parlamentare. C’è differenza”. Ma non c’è, ha assicurato, “nessuna scissione” del Pd dietro l’angolo.