Una lunga fila di taxi attende chi atterra a Malpensa. E una navetta ogni sette minuti porta i passeggeri dal terminal 1 al terminal 2. Tutto questo però a un ministro e ai suoi compagni di viaggio non basta. Così il 6 gennaio scorso, quando la responsabile dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo (Ncd) torna dalle vacanze alle Maldive, al terminal 1 di Malpensa ci sono tre auto del Corpo Forestale ad attendere lei, la figlia, il marito Francesco Boccia, deputato del Pd, e almeno tre compagni di viaggio. Il ministro, per tornare a casa, deve prendere un altro volo al terminal 2, non più di cinque chilometri più in là. De Girolamo ha diritto a una scorta, precisa la Forestale, che dipende proprio dal suo dicastero. Ma in questo caso vengono impiegate addirittura tre vetture: una panda con insegne più due auto blu, una Lancia Thesis e un’Alfa 159. E non si capisce perché i forestali diano un passaggio anche agli amici della De Girolamo.

E’ proprio necessario un tale spiegamento di forze? “Lei lo sa che ho una bambina piccola di un anno?”, si giustifica il ministro appena salito sulla Lancia. Sbatte la portiera e l’auto parte, con a bordo anche qualcuno degli amici, come le immagini de ilfattoquotidiano.it dimostrano. Direzione terminal 2. L’Alfa rimane in attesa di altri passeggeri. Dov’è finito il marito del ministro, Francesco Boccia? Eccolo, sta venendo anche lui verso le auto della Forestale. E’ al telefono. Forse lo stanno avvisando della nostra presenza. Una cosa è certa: appena ci vede, si ferma, fa dietrofront e torna indietro. Tre vetture della Forestale per trasportare famigliari, amici e bagagli da un terminal all’altro? Boccia è spaesato, poi si riprende e risponde: “Evidentemente è stato male informato. Io ho la macchina qui perché vivo a Milano”.

Come mai ha cambiato direzione? “Sto cercando gli altri che sono con noi. Siamo una decina di persone”. Si guarda intorno. Prende l’ascensore. Sta per pigiare il pulsante quando uno degli amici lo ferma: “Francesco, dove vai?”. “Sto andando… eeeeeh… mi stanno aspettando giù gli altri”. “No, stanno qua”, lo corregge l’amico. Boccia cerca una via d’uscita. Non bastava un taxi? O una navetta? “Mia moglie è con una bambina di un anno. Domattina deve andare a Bruxelles. E ha fatto quello che può fare, mia moglie non fa mai quello che non si può fare. Dopo di che, come vede, siamo divisi”. Poi ribadisce: “Io ho casa a Milano”. E dà di nuovo i numeri della compagnia: “Siamo 15 persone. Non una, siamo in 15”. Il deputato del Pd si guarda a destra e a sinistra. Cerca di capire se lo stiamo ancora seguendo. Poi va verso i taxi e alla fine si infila in uno di questi. Pochi minuti prima aveva garantito: “Io ho la macchina qui”.

Ilfattoquotidiano.it ha chiesto chiarimenti al comando del Corpo Forestale. A che titolo sono stati impiegati mezzi e uomini per dare un passaggio al ministro e agli amici e per aiutarli a trasportare i bagagli? “Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali è assegnatario di un livello di tutela disposto dal Prefetto di Roma – ha risposto il comando -. In base alla normativa vigente, legge 4/2011 che ha modificato la legge 133/2002, la tutela disposta nei confronti delle personalità appartenenti al ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è affidata al Corpo forestale dello Stato. Il ministro deve avvalersi di questa tutela”. Perché sulle auto, oltre al ministro, sono salite altre persone? “A quanto risulta, il marito viaggiava in taxi”, è la risposta. Che però omette una cosa: sulle auto blu è salito anche qualcuno degli amici. E nulla dice del dietrofront improvviso del marito Boccia.

Contattato da ilfattoquotidiano.it il Sapaf, il sindacato più rappresentativo dei forestali, è duro nel giudicare lo spiegamento di forze a favore del ministro e dei suoi compagni di viaggio: “Sono allibito che il nostro ministro si ricordi dei forestali della Regione Lombardia solo in occasione dei suoi spostamenti personali – accusa il segretario lombardo Fabio Cantoni -. Sono comunque certo che i colleghi abbiano eseguito un ordine impartito dall’alto”. Per Cantoni la vicenda è una questione di “malcostume all’italiana”. Non vuole commentare ulteriormente l’accaduto, ma aggiunge: “Solo alla signora ministro compete la nomina del comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato per la Lombardia, che risulta ormai vacante da oltre due anni, nonostante a Roma siano stati già nominati otto dirigenti superiori con qualifica a ricoprire tale incarico. Tutto questo nonostante la mole di lavoro che è aumentata in vista dell’Expo 2015″.

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