Si è chiuso nella sede aquilana di Bankitalia con due taniche di benzina e un accendino. E’ la protesta disperata del direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni, che da stamane minaccia di darsi fuoco se non verrà ascoltato dal governo. I motivi del gesto li ha spiegati in una nota. “Mi sono barricato in un bagno della filiale Bankitalia per lanciare il grido di dolore dei piccoli commercianti di questa martoriata città”, ha scritto, “uomini e donne costretti dal terremoto a lasciare i propri negozi senza ottenere alcun sostegno e facendo debiti. Si sono ricollocati alla meglio e sono disperati, con le banche che li tengono quotidianamente sotto pressione”. Cioni ha poi rinunciato alla protesta, abbandonando la Banca d’Italia da una porta secondaria quindi dribblando tutti i giornalisti e non dando ulteriori spiegazioni in riferimento al suo gesto.

Nella nota iniziale, Cioni aveva spiegato che “molti sono esasperati e ricorrono a medici e psicologi o a psicofarmaci per sostenere questo stato di cose di cui non hanno colpe. Come sapete ci sono casi di suicidi. Per questo inizio lo sciopero della fame e della sete e chiedo che il governo riveda le condizioni del sistema bancario almeno nei paesi del cratere e della città che è ancora militarizzata, e domando se qui possono applicarsi le stesse regole di luoghi dove non è successo nulla. Se verranno forzate le porte del bagno dove sono barricato, ho con me benzina e accendino. Basta con questa situazione che non meritiamo. Basta”.

Il direttore regionale di Confcommercio, che chiede l’impegno del governo per regole straordinarie sull’accesso al credito bancario agli imprenditori del territorio messi in ginocchio dalla crisi, si era detto determinato a portare avanti la sua forma di protesta fino in fondo, tanto da aver avvertito i carabinieri giunti sul posto. “So che rischio l’arresto”, aveva detto attraverso la porta del bagno dove si è barricato, “ma lo faccio per un motivo giusto e non ho timori. Lo faccio per migliaia di persone. Uscite dall’antibagno altrimenti qui finisce male”. Intervistato da SkyTg24, l’uomo aveva poi sottolineato che “L’Aquila in queste condizioni non può ripartire, la ricostruzione non decollerà mai. Pretendiamo di poter esercitare il diritto al lavoro come prevede la Costituzione“.

Il blitz nella filiale di Bankitalia è scattato mentre con altri suoi colleghi Cioni era impegnato in una riunione nella filiale stessa. L’uomo ha chiesto di parlare con il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci. “Stavamo in una riunione e si stava parlando delle regole bancarie che entrano in vigore a febbraio – ha riferito il presidente Fida-Confcommercio L’Aquila, Angelo Liberati – e lì si è capito che vanno a scapito dei piccoli commercianti e delle piccole imprese. A quel punto Cioni si è alzato e se ne è andato”.

“Avevamo previsto che la crisi avrebbe continuato a produrre i suoi effetti fortemente negativi su famiglie e imprese anche per larga parte del 2014. Quello a cui, invece, non avremmo mai voluto assistere è il riproporsi di episodi disperati ed estremi da parte di tanti imprenditori che, schiacciati tra la crisi e la riduzione del credito, sotto il peso di una pressione fiscale insostenibile, e dei ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, non riescono continuare l’attività”, ha commentato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

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