Un rimpasto di governo potrebbe essere realtà. Ma non prima della riunione della segreteria del Partito democratico di giovedì prossimo. Cancellieri, Saccomanni, Giovannini, Carrozza, Lorenzin, Zanonato rischiano la poltrona nell’esecutivo di Enrico Letta. Ma soprattutto Nunzia De Girolamo. Il caso della ministra all’Agricoltura, nel caos per la vicenda degli appalti del 118 all’Asl di Benevento, è l’ennesimo rospo che i democratici non sono pronti ad ingoiare. E se Matteo Renzi ancora non si è espresso, i primi malumori arrivano da i parlamentari suoi sostenitori. “Siamo pronti a chiedere le dimissioni di Nunzia De Girolamo“, la frase lapidaria arriva da Paolo Gentiloni, ora esponente renziano, intervistato dal quotidiano La Stampa. “Ascolteremo cosa il ministro ha da dire, poi faremo le nostre valutazioni”, spiega Gentiloni ipotizzando la stessa procedura usata per il caso Cancellieri. La poltrona della collega De Girolamo traballa sempre più e può diventare l’apri-pista per il rimpasto di governo. “Chi sbaglia paga sempre nella vita”, ha commentato il marito della ministra ed esponente del Pd Francesco Boccia: “Ma chi sbaglia io lo faccio decidere alla magistratura”. E la richiesta di dimissioni? “Hanno il loro diritto, perché questa è la politica, sono le regole della politica. Li comprendo, li capisco, è successo molte altre volte. Ci sarà un dibattito e il ministro si difenderà da sola, è in grado di farlo”.

La vicenda mette sempre più in imbarazzo i democratici. “Siamo stanchi di occuparci delle vicende dei ministri”, ha commentato all’Unità il capogruppo Pd Roberto Speranza (da sempre molto vicino a Bersani) “vorremmo occuparci dei problemi dell’Italia”. Il Pd ha chiesto alla ministra, al centro delle polemiche per appalti milionari del 118 all’asl di Benevento, di riferire in Parlamento. Lei si sente vittima del “linciaggio mediatico”, ma si è detta “pronta a chiarire tutto”. Ma di nuove entrate nella squadra di governo non si discuterà prima di giovedì, giorno della direzione nazionale del Pd. Matteo Renzi non ha trovato finora un accordo con il premier Letta (l’incontro di venerdì non è stato risolutivo) e il presidente del Consiglio ha dovuto gestire le punzecchiature del segretario Pd a distanza, da Città del Messico. Maria Elena Boschi, membro della segreteria del Pd, da un lato assicura che il rimpasto non è all’ordine del giorno, dall”altro definisce “triste”, il caso De Girolamo. Il deputato Pd Sandro Gozi dice: “Quello che ho letto su Nunzia De Girolamo mi sembra molto grave (…) Ora vediamo cosa ci dice in Parlamento, io personalmente credo che sia messa in una condizione molto difficile e credo che dovrebbe andarsene”. 

Nel frattempo il capogruppo dei Cinque Stelle Vincenzo Santangelo ha scritto al presidente del Senato Piero Grasso perché “impegni il governo nella persona del ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo, a voler fornire immediate comunicazioni alla nostra Assemblea, sul rapporto tra la sua attività politica e il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione”. Santangelo lascia intendere che il M5s è pronto a presentare una mozione di sfiducia. “E’ evidente che il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle – scrive Santangelo in una lettera a Grasso – ai sensi dell’articolo 105 del Regolamento si riserverà di presentare in quella sede atti d’indirizzo (mozione di sfiducia, ndr) sulla base esclusiva dell’esaustività e della completezza delle parole del ministro”. Con questo atto depositato dal Movimento 5 Stelle, il ministro De Girolamo sarà obbligata a riferire al Senato della Repubblica. “A questo punto vedremo il comportamento del Pd in Aula…” conclude Santangelo. 

Intanto anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini non esclude una nuova squadra di governo: “Il rimpasto non mi scandalizza”, alla fine del percorso che sta portando alla definizione della nuova agenda di governo da un lato e alla riforma della legge elettorale dall’altro. “Ma il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni” non è in discussione, spiega al Messaggero, ritenendolo “la persona che ha dato credibilità in Europa” quindi “non credo proprio che qualche errore gestionale del suo ministero possa mettere in discussione una delle garanzie del governo in Europa”. 

A rischiare il posto, oltre alla De Girolamo, esponente del Nuovo Centrodestra sovra-rappresentato nel governo, ci sono anche i titolari dei dicasteri economici: oltre al già citato Saccomanni, anche il ministro del LavoroEnrico Giovannini, reo di aver sollevato il problema delle coperture sulla bozza di Job Act proposta dal sindaco di Firenze. Critica anche la posizione della Cancellieri dopo l’affaire Ligresti, e quella del ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato.

Chi attacca il silenzio di Matteo Renzi è Clemente Mastella: Io vado oltre le accuse della De Girolamo nei miei confronti, da politico di un’altra scuola mi rivolgo al segretario Renzi. Matteo, perché non parli di questa storia? Non mi dirai che il motivo è che Francesco Boccia, marito del ministro De Girolamo, si è schierato con te alle primarie?”. E dice, di non aspettarsi scuse dal ministro per il contenuto di alcuni sms perché “la seconda parte di quell’sms era già chiara e nessuno la conosce…”. “Io – rivela l’ex Guardasigilli – le mostrai che ero ferito per quel riferimento gratuito anche a mio figlio, oltre che per l’insulto. Lei sa cosa ha risposto? Hai ragione. Ho detto sei una merda. Ho dimenticato di dire ‘uomo’ di merda“. Dopo la pubblicazione del contenuto del messaggio “mi stanno chiamando tanti colleghi e cittadini. Più che altro stupiti da atteggiamenti gratuiti, diciamo arroganti. Mi ha fatto pensare quello che mi ha detto in queste ore Marco Follini: la classe politica è su una scala a chiocciola, sta scivolando sempre più giù”. “Io – aggiunge – ho la mia dignità, il mio stile. Che ho mantenuto anche in momenti durissimi, dal punto di vista familiare e personale. Piuttosto, se devo analizzare il termine ‘sciacallo’, colgo dagli atti pubblicati da Repubblica, che alcuni autorevoli referenti della signora ministro avrebbero promosso sciacallaggio contro chiunque fosse o si ritenesse ancora mastelliano. Ci sono nomi, cognomi”.

Sul piano giudiziario, infine, la Asl di Benevento ha chiesto i danni a Felice Pisapia, ex direttore amministrativo e principale “accusatore” del ministro De Girolamo. Quello che chiede l’azienda sanitaria è di restituire 420 milioni di euro, pari alle retribuzioni percepite da giugno 2008 a dicembre 2012 in poi, nella misura di 8.263 euro mensili. Tra le varie cose che l’Asl imputa a Pisapia, ci sarebbe ad esempio, la creazione di un “meccanismo finalizzato a poter liquidare qualsiasi somma senza l’adozione di alcun provvedimento, e sottraendo gli atti a qualsiasi controllo”.  L’Asl chiede quindi “la condanna del Pisapia alla restituzione delle retribuzioni che lo stesso ha percepito dal giugno 2008 in poi, e cioè dal momento in cui ha cominciato a porre in essere i diversi episodi di truffa ai danni dell’Asl”.