Giovanni Toti. Chi era costui? Pochi al di fuori dell’universo di Cologno lo conoscono forse perché, dopo la sua nascita a Viareggio, le prime notizie disponibili in rete lo collocano come stagista di Paolo Liguori a Studio Aperto, il telegiornale di Italia 1. E dal 1996, la sua carriera è sempre stata tutta interna a Mediaset.

Da Studio Aperto dove, in una decina d’anni, ha percorso una brillante carriera che da redattore di cronaca, poi caposervizio lo ha catapultato a diventare caporedattore del servizio politico. Nel 2006 è passato per un breve periodo a Videonews, la testata dei programmi di approfondimento del biscione, come curatore del programma Liberitutti in onda su Rete 4 in prima serata. Poi, tornato a Studio Aperto, nella prima direzione di Mario Giordano, ha firmato, tra i curatori, i programmi settimanali della testata Lucignolo e Live. Dal 2007 al 2009, come vice direttore, è passato all’ufficio stampa come responsabile dei rapporti con i media della holding Mediaset. Nell’ottobre del 2009 è tornato a Studio Aperto con la qualifica di condirettore e il 22 febbraio 2010 ne ha assunto la direzione, accoppiandola a quella del Tg4 il 28 marzo 2012 dopo la defenestrazione di Emilio Fede.

Come è stato scritto di lui da Valeria Braghieri qualche anno fa, per lui “il massimo sarebbe che le notizie fossero rotonde. Perché lui, per natura, taglia gli angoli” insomma all’apparenza non conosce l’ansia e lo stress. E’ l’uomo dai toni morbidi, come testimonia il suo celebre editoriale del 29 giugno del 2010 sulla condanna in secondo grado a Marcello Dell’Utri (poi annullata) e sulla non punibilità di Massimo Tartaglia.

Adesso è in predicato di diventare anche il coordinatore della resuscitata Forza Italia. Non è ancora dato sapere se manterrà anche gli attuali incarichi per quanto possa sembrare un’impresa ardua anche per chi, come lui, ha dimostrato di possedere ottime qualità manageriali (quanto meno per se stesso). Le malelingue sibilano che la sua notevole carriera sia dovuta principalmente al fatto che Toti è uno straordinario esempio di “Yes man”. Cortese, abbigliato come vuole lo stile dell’azienda, rigorosamente sbarbato come piace a Silvio Berlusconi. Sposato. Sufficientemente giovane e giovanile da rappresentare una discontinuità col vecchio partito a cui però non piace molto. Piace invece al cavaliere e ai suoi figli maggiori. Perché, come ha dichiarato il bis-direttore, “Non mi faccio domande per non darmi la risposta sbagliata”. Politicamente perfetto.