A due anni e mezzo dal referendum sull’acqua pubblica, si scatena la battaglia di cifre sulla quota relativa alla remunerazione del capitale, abolita con il voto del 2011 e quindi destinata a essere restituita agli utenti in bolletta. Da una parte c’è l’Atersir, ossia l‘Agenzia territoriale per i servizi e i rifiuti dell’Emilia Romagna, che a fine anno ha stabilito nuove tariffe retroattive, fissando in 9,6 milioni di euro la cifra da rimborsare ai cittadini. Dall’altra si schierano invece i comitati referendari, che hanno chiesto di non fare sconti e di considerare l’intero periodo che che va da giugno 2011 a dicembre 2013, così da arrivare alla soglia di 150 milioni di euro da redistribuire in tutta la regione.

La decisione dell’Atersir è arrivata il 30 dicembre, quando l’agenzia presieduta dal sindaco di Bologna Virginio Merola, che si occupa di determinare la composizione della bolletta, ha approvato le nuove tariffe dell’acqua con valore retroattivo. Quindi valide anche per gli anni 2012 e 2013. Il provvedimento, spiega l’Atersir in una nota, è stato preso sulla base del “metodo stabilito per legge dall’Aeeg, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, nel settembre del 2013. E prevede la piena copertura dei costi attraverso le tariffe e l’eliminazione della remunerazione fissa del capitale come richiesto ed ottenuto dal referendum”. Da qui il calcolo dei 9,6 milioni di euro da restituire agli utenti. Che corrispondono alla “indebita remunerazione del capitale, ossia l’utile finanziario riconosciuto indebitamente ai gestori e cancellato dal referendum, che i gestori hanno incassato nelle bollette del 2011”.

La ripartizione dei soldi però non sarà omogenea in tutta la regione. “Le cifre sono molto diverse da provincia a provincia e da gestore a gestore, dato che in Emilia Romagna non era riconosciuta ovunque la remunerazione del capitale investito fissa al 7% (come prevedeva la legge abrogata dal referendum)”. In altre parole si va da un massimo di 2,2 milioni di euro per il territorio coperto da Bologna, fino ai bacini serviti da di Iren Parma, Hera Modena ed Hera Ferrara, dove “non si restituisce niente in quanto nel 2011 non erano stati riconosciuti ai gestori profitti finanziari”. Ma non è tutto, perché le nuove tariffe porteranno anche dei rincari in bolletta. Gli aumenti di spesa annuali vanno da un minimo di circa 1 euro nel caso di Reggio Emilia a picchi di 29 euro per Piacenza, Bologna e Modena. Mentre in Romagna si fermano su valori compresi tra i 15 ed i 17 euro.

Una serie di novità che non è piaciuta però ai comitati Acqua bene comune, che ora puntano il dito sui componenti dell’Autorità d’ambito regionale. In particolare contro Mirko Tutino, assessore provinciale all’Ambiente di Reggio Emilia, che durante la riunione dell’Atersir ha preferito astenersi dal voto. “Sappiamo chel’Atersir non ha potere decisionale, ma solo quello di ratificare le scelte fatte dall’Aeeg ” specifica Cesare Schieppati del comitato di Reggio Emilia. “Ma di sicuro un voto negativo, seppur simbolico, avrebbe avuto un significato politico forte. Invece non hanno voluto prendersi la responsabilità”.

Durissimo anche il giudizio sulla quota da rimborsare agli utenti. Secondo gli attivisti reggiani, che in questi giorni stanno promuovendo una lettera aperta ai sindaci per chiedere di ripubblicizzare il servizio idrico con la creazione di un’azienda di diritto pubblico, la cifra avrebbe dovuto comprendere anche gli anni 2012 e 2013, esclusi invece grazie al valore retroattivo della nuova tariffa. “Ma non solo. Oltre ad aver preso in considerazione un periodo molto breve, di circa sei mesi, sono stati scontati anche tre componenti: gli oneri fiscali, gli oneri finanziari e gli accantonamenti per la svalutazione crediti. Dedotto tutto questo saltano fuori 9 milioni e mezzo. Ma noi avevamo calcolati circa 150 milioni, per tutta l’Emilia Romagna”.