Instagram potrebbe avere effetti negativi sulla nostra memoria. L’allarme è stato lanciato dalla rivista americana Atlantic Cities sulla base di uno studio pubblicato da Linda A. Henkel della Fairfield University, Stati Uniti. Diversi gruppi di universitari sono stati invitati in visita al museo locale Bellarmine Museum of Art e a ogni partecipante è stata data una macchina fotografica digitale accompagnata da un invito, senza obbligo, a fotografare alcuni dei pezzi esposti al museo. Il giorno dopo agli studenti è stato sottoposto un questionario in cui veniva chiesta la descrizione di alcuni dei pezzi visti nelle gallerie del museo. Il risultato ottenuto ha evidenziato una forte correlazione tra numero di scatti e dettagli rimasti impressi nella memoria: più fotografie uno studente ha scattato, meno nitido è il ricordo dell’oggetto in questione.

Il motivo? Si è interrogata la Henkel. Una delle ipotesi è questa: “Nonostante il tempo impiegato a trovare l’angolatura giusta, a mettere a fuoco e catturare l’oggetto, l’atto del fotografare sembra creare un processo in base al quale le persone si sentono giustificate a dimenticare ciò che hanno visto”. In altre parole la memoria e i ricordi vengono affidati ad altri, un medium diverso da noi, in questo caso la macchina fotografica. Di per sé questo non sarebbe un problema, almeno fino a quando il numero delle fotografie scattate dalle persone non diventa particolarmente elevato.

Nell’era degli smartphone, di Instagram e dei social network le cose stanno però cambiando velocemente. Secondo i numeri di Abi (un gruppo di ricerca del settore) nel mondo ci sono circa 1.4 miliardi di persone che utilizzano smartphone e ognuno di questi ha una piccola macchina fotografica a sua disposizione. Di questi circa 150 milioni utilizzano Instagram su base mensile. Dov’e’ quindi il nesso tra memoria, fotografia, e utilizzo dei social network? Instagram è nata nel 2010 e nell’aprile del 2012 è stata comprata da Facebook per un miliardo di dollari perché Zuckerberg aveva subito intuito le potenzialità di una app capace di trasformare tutti in ottimi fotografi e giocare sulla vanità delle persone. Non a caso da quel giorno gli utenti sono più che triplicati e le proiezioni per un futuro non troppo lontano, danno la più popolare app per la fotografia raggiungere un numero di utenti pari a quello della stessa Facebook (attualmente circa 1,1 miliardi di registrati).

Se un miliardo di persone cominciano tutte assieme a fotografare e postare le proprie immagini sui social network il problema evidenziato dallo studio della Fairfield University potrebbe moltiplicarsi con importanti ripercussioni sulla memoria delle persone: sia a livello individuale sia a livello di collettività. E’ un po’, sottolinea Atlantic Cities, quello che sta già accadendo con la capacità delle persone di orientarsi dopo aver utilizzato troppo servizi come Google maps: se diventa impossibile perdersi è sempre più difficile sapersi orientare da soli. E c’è forse qualcosa di negativo in tutto ciò. Toni allarmistici sono ovviamente esagerati e lo studio della docente di psicologia ha soltanto il compito di ammonire sulle possibili conseguenze per la memoria che un utilizzo smodato della fotografia – fenomeno sempre più verosimile con la crescita di Instagram – potrebbe creare.