Il governo chiede il voto di fiducia alla Camera sul decreto Salva Roma e tenta così di arginare l’ostruzionismo minacciato da Lega e Movimento 5 Stelle. A far discutere è la norma, proposta da Fraccaro (M5S), che permette agli enti pubblici di recedere dagli affitti onerosi con un solo mese di preavviso: un provvedimento che riguarderebbe i costosi Palazzi Marini che ospitano Montecitorio (costati 444 milioni di euro in 18 anni, come sollevato da il Corriere della Sera) e che solo due giorni fa era stata annullato dal Senato. A quel punto il Pd si era detto disponibile a reinserire lo stop, ma all’improvviso, secondo quando denunciato dai 5 Stelle, si è scoperto un emendamento alla legge di stabilità che annullerebbe nuovamente la “norma contro gli affitti lussuosi”. La proposta del governo è quella di inserire la correzione nel primo decreto utile dopo Natale. I grillini: “Se non sarà messo nel milleproroghe il 27 dicembre, facciamo ostruzionismo fino a fine anno e salta il decreto Salva Roma”. In poche parole, se il governo non manterrà la promessa, Lega Nord e M5S riapriranno le ostilità alla Camera quando, archiviata la fiducia, si tratterà di dare il via libera al decreto con il voto finale sul provvedimento. Ma le opposizioni hanno l’appoggio anche del segretario democratico Matteo Renzi: “La norma contro gli affitti d’oro è giusta”, ha commentato a Che tempo che fa, “sono d’accordo con i 5 stelle. Nessuno ha il monopolio delle buone idee. E’ giusto chiedere sacrifici ai deputati. Possono benissimo avere uffici più piccoli”. E dopo l’apertura subito precisa: ” Il movimento Ciinque stelle non è un movimento fascista, sono sfascisti e in 3 o 4 decidono tutti tra loro perché molti, invece, ci vorrebbero dare una mano”.

Neanche il tempo di cantare vittoria per la cancellazione dal decreto dell’emendamento che penalizzava i Comuni impegnati a combattere il gioco d’azzardo, che lo scontro si è spostato sulla delicata questione degli affitti d’oro. “La casta”, hanno commentato i deputati M5S Castelli e Fraccaro, “ha trovato un altro modo per bloccare il nostro intervento contro gli affitti d’oro. Abbiamo trovato un emendamento nella legge di stabilità che impedisce allo Stato di disdire alcuni contratti con i ‘palazzinari”. I responsabili sarebbero la Ragioneria dello Stato ed il Governo: “Abbiamo trovato questa norma, scritto sotto invito della Ragioneria dello Stato, con il quale il relatore del provvedimento della Stabilità esclude dalla rescissione dei contratti di affitto quei privati che hanno dei fondi di garanzia legati agli immobili in questione. Significa – spiega la deputata – che se i proprietari degli immobili hanno una assicurazione su quell’immobile, lo Stato non può disdire il contratto. E guarda caso, sembra che la società Milano 90 che affitta i locali alla Camera dei deputati una assicurazione del genere ce l’hanno”.

Il ministro Dario Franceschini ha difeso invece la necessità di procedere con il voto di fiducia senza intervenire sugli affitti: “La commissione Bilancio della Camera ha fatto un lavoro importante sul testo del decreto, approvando alcuni emendamenti soppressivi su materie che erano state poste dal Senato. L’incrocio del calendario parlamentare con la legge di Stabilità, non essendo stato possibile raggiungere alcun accordo nella conferenza dei capigruppo, spingono il governo a porre la questione di fiducia”. E ha aggiunto: “E’ emerso in queste ore un problema nella Legge di stabilità che non si può modificare in questo provvedimento. Prendo l’impegno, a nome del Governo, di approfondire nella pausa di questi giorni come intervenire per correggere nel primo dei provvedimenti di urgenza che il governo sarà chiamato ad affrontare”.

Ma in Aula per tutto il giorno è regnato il caos. Leghisti e i cinque stelle hanno chiesto a gran voce che il governo correggesse subito il pasticcio intervenendo sul decreto salva Roma, in discussione a Montecitorio. Uno per tutti il leghista Gianluca Buonanni, che dopo il suo intervento ha mostrato un “forcone” di cartone. Nella notte tra sabato 21 e domenica 22 dicembre, la Commissione bilancio della Camera aveva dato il via libera al testo: nell’ultima versione, erano state eliminate le norme che prevedevano tagli per i Comuni ‘no-slot’ che contrastano il gioco d’azzardo ed era stata reinserita la possibilità di recesso dagli affitti per i palazzi istituzionali. Prevista anche la soppressione del comma 20-septiesdecies dell’articolo 1 che consentiva alle Province la deroga al patto di stabilità. Il testo che a priori dovrebbe intervenire per permetter l’aiuto di alcune municipalizzate a Roma e che ha consentito alla capitale di votare il bilancio previsionale per il 2014, ha al suo interno anche “misure finanziarie urgenti per gli enti locali”.