È il terzo arresto tra i consiglieri regionali in carica del centrodestra. Sisinnio Piras (Pdl) è in carcere con l’accusa di peculato nell’ambito dell’inchiesta bis della procura di Cagliari sui fondi ai gruppi politici dell’Assemblea isolana. La cifra totale contestata dal pm Marco Cocco è di circa 40mila euro, utilizzati per ristoranti, tablet e crediti non pagati. Tra questi ci sono 24mila euro del partito che sarebbero stati usati per organizzare finti convegni nella palestra di proprietà della moglie, a Villacidro, nel Medio Campidano. Qui, nel “Centro Fitness Azzurra 2000”, nel 2010, ci sarebbero stati vari incontri dal titolo “L’obesità nella società moderna” e “Sport e salute”. Un costo di circa 5mila euro ad appuntamento. E cosa c’è di meglio – a margine di un convegno sull’obesità – di un pranzo incluso a base di numerosi maialetti allo spiedo, piatto tipico, provenienti dalla stessa azienda di Piras? Da qui, secondo la ricostruzione dei magistrati, le fatture gonfiate da consegnare per il rimborso anche se il consigliere ha sempre dichiarato di aver regalato quei prodotti. Non solo: c’è anche la questione delle sedie fantasma del centro. Secondo le dichiarazioni della titolare, infatti, ognuno dei 200 partecipanti ne avrebbe portata una da casa. 

Il j’accuse di Diana dal carcere
Per Piras e per gli altri due consiglieri arrestati (Diana e Sanjust) più di un mese fa le motivazioni sono le stesse: pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Ma, mentre Carlo Sanjust (Pdl) è ora ai domiciliari dopo aver restituito 25mila euro, più dei 23mila euro contestati che pare corrispondano al costo del banchetto del suo matrimonio, Mario Diana (ex capogruppo Pdl, ora nel gruppo “Sardegna è già domani”) è ancora nel carcere di Massama, Oristano. E da lì, proprio oggi, ha scritto una dura lettera indirizzata ai colleghi del consiglio regionale, colpevoli, a suo dire di non esser intervenuti “per impedire o attenuare il linciaggio mediatico”. Per lui è stato “un mese di accuse, di fango, di orrore”. Gli acquisti di Diana che hanno portato alle manette sono il simbolo del denaro pubblicato che sarebbe stato usato per fini non istituzionali: i Rolex d’oro, le penne Montblanc in regalo ai compagni di partito – e che talvolta sono state riconsegnate ancora impacchettate agli agenti – e i libri antichi, lasciati per contratto in eredità ai figli. Un totale di circa 250mila euro

Il blitz e i nuovi indagati
Solo due giorni fa è scattato il blitz disposto dal pm Cocco negli uffici e nelle case degli indagatia caccia di documenti e oggetti. Le perquisizioni in tutta la Sardegna sono state ben 24, alcune nelle case di consiglieri diventati assessori della giunta Cappellacci e hanno portato a 5 nuovi indagati. Politici di lungo corso (e larghi poteri) come Giorgio Oppi (Udc), insieme al suo collega Nello Cappai, e tre esponenti dello storico Partito sardo d’Azione – partito finora estraneo – come il presidente Giacomo Sanna, l’ex assessore ai Trasporti Cristian Solinas e Efisio Planetta.

I due filoni di inchiesta
Il filone bis dell’inchiesta è partito un anno fa ed è bipartisan, coinvolge Pdl, Udc, Pd, Idv e ora pure il Psd’Az. In tutto sono 47 i consiglieri coinvolti tra attuali ed ex. Ma se si conta l’inchiesta originaria avviata, prima in Italia, nel 2009 il numero sale ancora, si arriva a 65. Sono infatti 20 gli imputati e qui si conta già la prima condanna per peculato, quella di Adriano Salis (Idv) a un anno e 8 mesi. È l’unico ad aver scelto il rito abbreviato e con le sue dichiarazioni ha contribuito a dare il via alla seconda tranche spiegando che “così fan tutti”. Ma la prima in assoluto a denunciare il sistema “paghetta” da 2.500 euro al mese a consigliere, senza vincolo di rendicontazione, era stata una dipendente di un gruppo misto, Ornella Piredda. In poco tempo dal procedimento per mobbing nei suoi confronti si è passati a un’inchiesta monstre che ha di fatto coinvolto l’intera classe politica sarda, protagonista degli ultimi decenni. 

Tra gli indagati anche la Barracciu, candidata alla Regione per il Pd
E mentre il palazzo di via Roma, a Cagliari, attende di volta in volta silenzioso e solidale
le mosse della Procura diventano imminenti le prossime elezioni regionali, previste a fine febbraio. Tra i tanti indagati c’è pure Francesca Barracciu, europarlamentare Pd, candidata per il centrosinistra – investita dalle primarie – a governatore della Sardegna. Il pm le contesta circa 33mila euro di spese, lei ha ribadito durante l’interrogatorio e pure in una conferenza stampa che quei soldi sono stati utilizzati per i rimborsi chilometrici da tabella Aci. Benzina, insomma. Ma sull’opportunità della sua corsa, dovrà ancora esprimersi il nuovo segretario del partito, Matteo Renzi. In settimana la trasferta a Roma della stessa Barracciu e del segretario isolano, Silvio Lai, non ha portato indietro un responso definitivo. Dunque, si aspetta ancora, prima della prossima trasferta.

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