Rissa sfiorata all’assemblea degli ex An a Roma,  riuniti all’hotel Ergife per la riunione dei soci della Fondazione Alleanza nazionale. Molti in platea non sono più parlamentari, ma sono membri della fondazione (come i finiani Lamorte e Digilio), altri sono tornati in Parlamento con schieramenti diversi. Gasparri e Matteoli in Forza Italia, Andrea Augello è nel Nuovo centrodestra, mentre da poco è entrata nel Cda della Fondazione la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E’ proprio la mozione presentata da Meloni, La Russa e Alemanno a surriscaldare il clima: il partito dei Fratelli d’Italia ha ottenuto la possibilità di utilizzare il simbolo di An alle elezioni europee del 2014, con 290 voti favorevoli.

“Una roba senza vergogna”, afferma Francesco Storace (La Destra), che da tempo aveva messo gli occhi sul simbolo per riunire tutti gli eredi dell’Msi: “290 voti sono un po’ pochini per scippare un simbolo. E non servono nemmeno per andare in Europa”. Maurizio Gasparri prima si sfoga su twitter: “Finale indecoroso all’assemblea fondazione An accenni di rissa in sala votazioni non possibili in condizioni legali e corrette”. Poi in una nota congiunta con Altero Matteoli dichiara: “Le modalità confuse con cui si è conclusa l’assemblea e la decisione presa, molto opinabile sia per il contenuto che per la forma, appare non legittima anche sotto il profilo numerico, essendo stata presa da meno di un terzo degli aderenti alla fondazione”. Da qui l’annuncio di un “inevitabile contenzioso” da parte del senatore di Forza Italia che contesta anche il fatto che abbiano votato solo 292 persone sui circa 695 persone che hanno rinnovato l’iscrizione.

Resta in sospeso la questione dei fondi accumulati negli anni da An: un “tesoretto” da 400 milioni di euro, formato dai 55 milioni di euro di rimborsi elettorali, più una serie di immobili, passati alla fondazione Alleanza nazionale. Ignazio La Russa sostiene che “con la mozione Fratelli d’Italia, non chiede di utilizzare in alcun modo il patrimonio e le risorse di An, che rimangono in toto alla fondazione che le utilizzerà nella sua autonomia e secondo le proprie finalità”. L’ex ministro della Difesa ricorda a tutti coloro che non hanno partecipato alla votazione o che erano comunque contrari a questo tipo di percorso (area Menia, Poli Bortone, lo stesso Storace) “hanno una settimana di tempo per riflettere e valutare se aderire ad un percorso costituente da inquadrare in una segreteria generale del congresso che si dovrebbe tenere a inizio 2014″.

Su una parte dei rimborsi elettorali (in particolare 26 milioni di euro), proseguono le indagini della magistratura. Il giudice per le indagini preliminari Anna Maria Fattori ha respinto la richiesta di archiviazione del pm Attilio Pisani, invitandolo a svolgere “ulteriori indagini”, come riporta Il Corriere della Sera. Lo scontro tra ex finiani e chi ha lasciato il partito, per confluire nel Pdl, si è giocato anche a colpi di procedimenti, sia penali che civili. Bonfiglio e Raisi hanno infatti denunciato i loro colleghi d’un tempo. Stando alla querela, ci sarebbero nel portafoglio del partito 55 milioni di euro provenienti dai contributi elettorali (erogati fino al 2006), dei quali 26 sarebbero spariti a favore del Pdl.