Matteo Renzi espugna la roccaforte dell’“apparato” del Pd stravincendo a Bologna e in tutta l’Emilia Romagna dove, alle convenzioni congressuali, aveva trionfato invece Gianni Cuperlo con il 51,87% nel capoluogo (Renzi 35,36%) e il 43,5% in regione (Renzi 42,3%). La maggior parte dei dirigenti dell’establishment democratico sosteneva difatti Cuperlo. Il sindaco fiorentino ribalta completamente il risultato delle consultazioni dei circoli e arriva al 71% in Emilia Romagna. Dietro di lui Cuperlo, con il 15% dei voti e, incollato, Giuseppe Civati, con il 14%. Un risultato quest’ultimo molto più alto delle aspettative. A Bologna, Renzi arriva al 64,4%, Cuperlo al 18% circa e Civati al 16,7%. L’affluenza nella regione più rossa d’Italia è stata altissima: 350.000 emiliano-romagnoli hanno affollato i gazebo delle primarie. A Bologna circa 98.000 persone. La terra “rossa” dell’Emilia Romagna “cambia verso” e sceglie di non ascoltare l’apparato. Una tendenza che si registra anche in altre Regioni storicamente più a sinistra e che hanno scelto di votare il sindaco di Firenze. Matteo Renzi sfiora infatti l’80% nella sua Toscana, dove secondo i dati del Pd, è a quota 78,7%. Non è da meno l’Umbria, dove il neo segretario ottiene oltre il 70%.

Renzi fa man bassa di voti in tutte le province dell’Emilia Romagna. La città dove ottiene il risultato migliore è Cesena con il 79% circa, seguono Forlì (77%), Ravenna (75%) e Modena (74%) da dove proviene anche il coordinatore nazionale della campagna renziana, nonché segretario regionale dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Cuperlo ottiene il risultato migliore a Piacenza (20,3%) mentre Civati raggiunge il massimo dei voti a Bologna e Rimini (16,7%).

Nella sede del Pd bolognese di via Rivani, appena chiusi i seggi alle 20, c’era già un folto gruppo di renziani: Marco Lombardo, responsabile delle politiche europee del Pd di Bologna, Giuseppe Paruolo, coordinatore regionale dei renziani, Salvatore Vassallo e Davide di Noi, dell’esecutivo bolognese del Pd. I sostenitori del sindaco fiorentino hanno iniziato ad esultare dopo pochissimo per una vittoria già annunciata ma che non si prevedeva così schiacciante. Mano a mano che arrivavano i risultati dei primi seggi bolognesi, si capiva già che per Renzi la vittoria sarebbe stata incontrastata. I rappresentanti delle altre mozioni, invece, hanno disertato la sede del partito fino alle 21 e 30 quando è giunto il senatore Sergio Lo Giudice, civatiano. Solo alle 22 sono arrivati il segretario provinciale Raffaele Donini insieme al sindacoVirginio Merola, renziano. Grande la delusione dei sostenitori di Cuperlo in una città dove la classe dirigente si presenta come la prima sconfitta.

“Con Renzi – sottolinea il sindaco di Bologna Virginio Merola – si è premiato il cambiamento, la gente voleva il cambiamento. La sinistra senza cambiamento non è sinistra. Ora si può fare ciò che avevamo detto: incalzare il governo per fare le riforme”. “Il primo dato da sottolineare – prosegue – è la grande partecipazione e la speranza nel Pd delle persone, malgrado il periodo difficile e la delusione nella politica”. “Un dato che emerge netto – rimarca il segretario bolognese del Pd Raffaele Donini – è la grande affluenza. A Bologna abbiamo bissato il risultato del 2012. Emerge in modo netto la vittoria incontrastata di Renzi”. Donini è stato eletto con il sostegno di tutte e tre le mozioni. “Auguro al mio segretario nazionale – dice rivolto a Renzi – un buon lavoro”.

“E’ arrivato un chiaro segnale – spiega amareggiato Raffaele Persiano, responsabile Organizzazione del Pd e sostenitore di Cuperlo -. Dovremo analizzarlo nei prossimi giorni. Gli elettori hanno dato indiscutibilmente forza a Renzi che da domani sarà il segretario di tutti e tutti insieme lavoreremo per il bene del Pd”. Lo Giudice, che appoggiava Giuseppe Civati, fa notare come “comunque noi, con un progetto nuovo e nessuna organizzazione a sostenerci, solo tanti giovani, abbiamo ottenuto un risultato pari a quello di Cuperlo, appoggiato invece dal ‘corpaccione’ del partito”. “Chiederemo – aggiunge – che le nostre proposte di maggiore democrazia per gli iscritti e gli elettori vengano comunque accolte”. Le parole finali in questa sfida tra i tre candidati le pronuncia Giuseppe Paruolo: “Da oggi anche l’Emilia Romagna cambia verso” dice esultante, ripetendo il famoso slogan di Matteo Renzi.

Un risultato in Emilia Romagna che imporrà un cambio di strategia anche all’interno della classe dirigente. Ma non solo lungo la via Emilia si registrano percentuali così alte. Matteo Renzi sfiora l’80% nella sua Toscana. Il sindaco di Firenze, secondo i dati del Pd, è a quota 78,7%. Ma anche l’Umbria, dove il neo segretario ottiene oltre il 70%.