Cancellare i debiti non è possibile, evitare che portino a conseguenze drammatiche come il fallimento di un’intera famiglia forse sì. E’ quello che vuole provare a fare il Comune di Bari, mettendo in campo una rete di sostegno per prevenire l’indebitamento non sostenibile dei cittadini. E, se ciò non dovesse bastare, facendosi carico di alcuni debiti non onorati che porterebbero alla perdita della prima casa. Il “progetto di liberazione dal debito” è stato presentato in settimana a Palazzo di città, che vuole risolvere una delle “nuove piaghe sociali del nostro tempo”: “A causa della crisi – ha spiegato il sindaco Michele Emiliano – tanti cittadini sono sull’orlo del precipizio: siamo oltre l’impoverimento, siamo all’indebitamento. E affrontare il problema esclusivamente sul versante del welfare non è sufficiente”.

Per questo il Comune ha pensato a delle misure innovative. L’obiettivo è cercare di intercettare le criticità prima che esplodano, puntando sulla prevenzione e l’informazione. Il Comune metterà a disposizione dei cittadini dei professionisti, a cui rivolgersi gratuitamente per ricevere consigli. E magari anche assistenza legale nelle procedure di rinegoziazione del debito, appoggiandosi alle ultime normative in materia (“molto utili ma poco pubblicizzate”, spiega l’avvocato Massimo Melpignano, che coordina il progetto in qualità di consigliere). Ma il Comune è pronto ad intervenire in maniera anche più diretta. In particolare in quei casi estremi, in cui nemmeno con una rinegoziazione una famiglia è in grado di onorare le ultime rate di un mutuo, e rischia di perdere la propria casa.

“Quando succede questo – afferma Emiliano – è una catastrofe: una famiglia perde i risparmi di una vita e si ritrova anche in mezzo a una strada. Noi vogliamo scongiurare questo pericolo”. Per farlo il Comune si accollerebbe il mutuo in prima persona, pagando alla banca le rate mancanti e diventando proprietario “temporaneo” dell’immobile. Il titolare del mutuo manterrebbe invece il diritto di abitazione, e avrebbe l’intero arco della sua vita per riscattare la casa, restituendo al Comune l’importo anticipato, senza interessi. Se ciò non dovesse avvenire, solo alla morte del titolare del mutuo il Comune diventerebbe proprietario in via definitiva dell’immobile, che sarebbe utilizzato come casa popolare. L’operazione appare complessa ma dal Comune rassicurano sulla sua fattibilità. “Conviene a tutti”, spiegano.

Ai cittadini, innanzitutto, che allontanerebbero lo spettro del pignoramento e avrebbero il tempo necessario a rimettersi in carreggiata. “Ma pure le banche, venendo incontro ai cittadini, avrebbero un chiaro ritorno d’immagine, in un momento in cui non godono di gran reputazione. E poi per loro è meglio rientrare dei soldi del mutuo, piuttosto che ritrovarsi a gestire un immobile di cui non hanno bisogno”. Anche il Comune ci guadagnerebbe: “Tra assegni di solidarietà e case popolari i costi sociali di un nuovo povero sono superiori a quelli del mutuo”. Nessun problema, invece, per il finanziamento dell’operazione: l’iscrizione a bilancio della proprietà garantirebbe le risorse necessarie per pagare le rate. In attesa che la famiglia sia in grado di riscattare la casa. Tutti gli interventi, ovviamente, sarebbero valutati caso per caso: “Deve essere acclarata la buona fede del debitore, che la sua condizione sia dovuta a cause di forza maggiore e non a comportamenti sconsiderati. L’obiettivo è aiutare i cittadini, non incentivare l’indebitamento”. Il progetto è già partito ufficialmente: il sindaco ha scritto a tutte le banche del territorio per avviare le pratiche necessarie. Adesso si attende una risposta. “Ma noi non li aspettiamo, li inseguiamo: non possono dirci di no, vogliamo essere operativi al più presto”, conclude l’avvocato Melpignano. L’iniziativa ha raccolto anche l’approvazione dell’opposizione di centrodestra, che però predica maggior prudenza. “Il progetto di per sé è lodevole, ma va verificato”, afferma Domenico Cea, capogruppo di Forza Italia al Comune. “Devono esserci le giuste condizioni e garanzie per tutte le parti in causa, la realizzazione potrebbe non essere così facile. E non vorremmo si trattasse solo di annunci elettorali…”.