Discriminati per legge. Succede all’interno dell’Arma dei carabinieri. Ovvero dal 1994, quando una riforma modificò i ruoli all’interno del corpo ufficiali, sancendo l’esistenza di ufficiali di serie A e di serie B. Da un lato favorendo e dall’altro ostacolando la progressione di carriera. Con il risultato, nei secondi evidentemente, di una pericolosa disaffezione al proprio mestiere. I casi sono tanti. Anzi sono troppi. Visto che di questa penalizzazione soffre il 50% del corpo ufficiali. Oggi, però, dopo vent’anni di discriminazione istituzionalizzata, una proposta di legge firmata dalla senatrice Pd Lucrezia Ricchiuti promette una rivoluzione copernicana per sanare “una vera e propria disparità in merito a opportunità di carriera e di trattamento economico”.

Oggi gli ufficiali dell’Arma si dividono in due categorie: quelli del “ruolo normale” che hanno frequentato l’Accademia, e quelli del “ruolo speciale” che approdano alla carriera di ufficiali dopo aver superato un concorso pubblico e dopo una lunga esperienza sul campo come marescialli o ufficiali di complemento. Insomma, attualmente esistono ufficiali che solo per il fatto di non aver seguito l’iter dell’Accademia si ritrovano a correre con l’handicap fin da subito. A “dopare” la carriera, i tempi di permanenza nei ruoli di capitano e di tenente colonnello molto più lunghi rispetto a quelli previsti per gli ufficiali del “ruolo normale”. Risultato: agli ufficiali del “ruolo speciale” è oggettivamente precluso l’approdo ai gradi più alti come quello di colonnello e di generale. Il tutto, naturalmente, al netto del più classico cortocircuito all’italiana. I carabinieri del “ruolo speciale”, se da un lato vengono discriminati nella carriera dall’altro comandano nuclei speciali e compagnie locali, esattamente come succede per i loro colleghi del “ruolo normale”.

Anche per questo, nella presentazione del suo disegno di legge, che prevede la riunificazione in un ruolo unico, la senatrice democratica punta il dito contro quella che definisce “una vera e propria discriminazione tra gli ufficiali appartenenti al ruolo normale e gli appartenenti al ruolo speciale dell’Arma dei Carabinieri, fortemente lesiva dei diritti e della dignità di questi ultimi”. Tanto più che “arbitrariamente” e in assenza “di obiettiva giustificazione” è “prevista una permanenza superiore di un anno nel grado di tenente, tre anni in quello di capitano e due anni nel grado di tenente colonnello, un limitato accesso al grado di colonnello e l’impossibilità di ricoprire i gradi di generale”.

Un dato confermato dal maggiore Nicola Candido delegato nazionale del Cocer (Consiglio centrale di rappresentanza), che spiega: “Non fa piacere a nessuno vedere la propria carriera penalizzata per legge”. Quindi conferma “il fronte comune” di circa il 50% del corpo ufficiali costituito da militari del ruolo speciale. “Un malumore diffuso – racconta – e un disaffezione al proprio mestiere”. Del tutto giustificabile per chi da un lato ricopre gli stessi incarichi operativi, pur avendo la certezza (certificata per legge) di non potere arrivare ai vertici dell’Arma. E del resto, ragiona la senatrice Ricchiuti, “è inspiegabilmente e fortemente limitato l’accesso alla formazione professionale, essendo alcuni corsi riservati solo agli appartenenti al ruolo normale, quando invece sarebbe naturale e scontato assicurare a tutti lo stesso grado di istruzione rispetto alla parità dei compiti che entrambi i gruppi di ufficiali nel concreto esplicano”.

Un paradosso andato in scena l’11 giugno 2013 quando il ministero della Difesa ha indetto un concorso riservato agli ufficiali del “ruolo speciale” per passare al “ruolo normale”. Concorso per titoli che prevede il superamento di un esame. Sul concorso oggi pende il ricorso al Tar del Lazio fatto da venti militari del “ruolo speciale”. Alla base il paradosso che per diventare ufficiale un ex maresciallo deve superare ben due concorsi pubblici.

Secondo la senatrice, la riunificazione potrebbe essere fatta fin da subito visto che “il costo dell’operazione può essere assorbito nel quadro degli ordinari stanziamenti di bilancio (…). Infine la parificazione dei limiti di età tra i due gruppi di ufficiali, oltre a costituire un ulteriore elemento di equità, avrebbe positivi effetti sull’equilibrato sviluppo del percorso di carriera degli ufficiali del nuovo ruolo”.  Insomma, staremo vedere se questa proposta di legge che potrebbe anche avere l’ok bipartisan del Parlamento, riuscirà a cambiare ciò che attualmente i vertici dell’Arma continuano a negare.