La serie di The Legend of Zelda ha bisogno di poche presentazioni: nata nel 1986 dalla mente di Shigeru Miyamoto (padre anche di Super Mario e Donkey Kong), le avventure di Link e Zelda sono state una costante su ogni console prodotta da Nintendo e, spesso e volentieri, hanno rappresentato enormi successi di critica e pubblico. Ocarina of Time, l’episodio uscito nel 1998 su Nintendo 64, è considerato ad oggi uno dei migliori giochi di tutti i tempi e fece addirittura ottenere al suo creatore il titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere della Repubblica Francese.

Non stupisce dunque che ogni nuovo episodio sia atteso con un misto di trepidazione e reverenza da critica e pubblico, data anche la tendenza di Nintendo a sfruttare la saga per sperimentare nuove meccaniche di gioco possibili grazie alle capacità hardware della macchina per cui ogni specifico episodio viene ideato. Ora che Nintendo 3DS ha finalmente ingranato la marcia sul versante delle vendite, l’azienda di Kyoto ha deciso che è giunto il momento di proporre uno Zelda capace di sfruttare al massimo le capacità tridimensionali del portatile, così nasce The Legend of Zelda: A Link between Worlds.

La trama è molto classica e in linea con il resto della serie: Link è chiamato a dover fronteggiare un malvagio mago, chiamato Yuga, che ha il potere di trasformare in dipinti gli esseri viventi. L’obiettivo di Yuga è quello di liberare un antico ed oscuro potere per impadronirsene e Link dovrà viaggiare attraverso due dimensioni parallele, quella pacifica di Hyrule e quella ostile di Lorule, per sventare questa minaccia. Come sempre la vicenda narrata non è troppo originale o complessa, tuttavia Nintendo riesce ad utilizzarla per farci esplorare ambientazioni sospese fra la fiaba e il sogno, capaci sempre di stupire per inventiva ed eleganza estetica.

Una volta avviata una nuova partita, dopo una breve introduzione, il giocatore si troverà immediatamente a dover esplorare i mondi paralleli di Hyrule e Lorule, cercando di fermare i terribili piani di Yuga. Le meccaniche di gioco alla base degli Zelda sono molto classiche e solitamente richiedono di raccogliere oggetti, sconfiggere enormi mostri o esplorare labirinti dotati di trappole ed enigmi da risolvere. Il team di sviluppo ha però voluto cambiare le carte in tavola in questo A Link Between Worlds, rendendo innanzitutto l’esplorazione molto più libera rispetto agli episodi precedenti, lasciando al giocatore la scelta di quale obiettivo portare a termine per primo. Anche la perlustrazione dei labirinti e la risoluzione degli enigmi sono state stravolte grazie all’introduzione di nuove meccaniche, un dettaglio da non sottovalutare data la tendenza al conservatorismo che, di solito, domina i designer giapponesi.

Ma gli appassionati noteranno anche che l’intero gioco rappresenta un gigantesco tributo a A Link to The Past, storico episodio della saga uscito nell’ormai lontano 1991 su Super Nintendo. Lo stile di A Link between Worlds riprende infatti molte dinamiche del gioco originale, a partire dalla visuale a volo d’uccello e la composizione geografica del mondo di Hyrule. Per i giocatori di vecchia data sarà una bella emozione tornare ad esplorare i luoghi di vent’anni fa, mentre i neofiti, forse, avranno voglia di scoprire le gioie del retrogaming (l’equivalente ludico della lettura dei classici letterari).

In questa operazione nostalgica ci sarebbe però piaciuto che il team di sviluppo osasse di più in termini grafici e stilistici, aggiungendo magari qualche dettaglio o effetto speciale in più. C’è comunque da dire che questa semplicità tecnica ha permesso di rendere il 3D autostereoscopico di Nintendo 3DS molto fluido ed immersivo, facendo di A Link Between Worlds il titolo che forse meglio lo sfrutta fino a oggi.

A cura di Giacomo Quadrio

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