Politica, vigilanza, banche e finanza allegra. Sono chiamati tutti a vario titolo in causa nell’affaire Ligresti dai testimoni che nell’ultimo anno e mezzo hanno sfilato uno ad uno in Procura a Milano, dove il pm Luigi Orsi è titolare dell’inchiesta che mira a individuare le responsabilità ultime del dissesto dell’ex impero del costruttore siciliano. E a far luce sulle numerose ombre che avvolgono il presunto salvataggio di Fondiaria Sai da parte della Unipol delle Coop in linea con i desiderata di Mediobanca, creditrice di entrambi i gruppi per almeno 1,5 miliardi di euro.

L’INTERVENTO “INAPPROPRIATO” DI MEDIOBANCA. “Io ho trovato e trovo tutt’ora inappropriato che il socio di Generali, Mediobanca, si adoperi per questa fusione“. A puntare il dito contro le nozze Unipol-Fondiaria Sai, tra gli altri, è stato anche l’ex amministratore delegato delle Generali, Giovanni Perissinotto, sentito in merito il 20 dicembre scorso in veste di persona informata dei fatti. “E’ ben vero che il cda di Generali mi ha avvicendato proprio nel corso della contesa su Fondiaria ed è anche vero che io non ho nascosto tutte le perplessità che ho espresso e che mantengo sull’iniziativa di Unipol. Ho detto e scritto che questa operazione non mi convinceva e non mi convince per la salute di Unipol. Credo che con questa acquisizione i problemi quanto di Unipol quanto di Fondiaria non siano stati risolti ma portati in avanti”, ha aggiunto a verbale l’ex numero uno del primo gruppo assicurativo italiano che proprio per le divergenze con il suo azionista Mediobanca sul caso ha perduto la poltrona.

L’INTERCESSIONE PRO CANCELLIERI. Dalle stesse carte della Procura, poi, arriva la conferma delle deposizioni di Salvatore Ligresti trapelate nei giorni scorsi sul caso Cancellieri. In particolare nel corso di un interrogatorio del 15 dicembre 2012, il costruttore siciliano risponde a una domanda del pm Luigi Orsi che gli chiede: “Le è capitato quanto spesso di segnalare delle persone all’autorità politico-amministrativa?”. E Ligresti, che è accusato di corruzione assieme all’ex presidente dell’Isvap Giancarlo Giannini, risponde: “Non ricordo che sia successo in altri casi. Anzi mi viene in mente un secondo episodio e sempre riferito al Presidente Berlusconi. Mi feci latore del desiderio dell’allora prefetto Cancellieri che era in scadenza a Parma e preferiva rimanere in quella sede anziché cambiare destinazione”. L’ex patron del gruppo FonSai ha chiarito, inoltre, che “l’attuale ministro Cancellieri è persona che conosco da moltissimi anni e ciò spiega che mi si sia rivolta e io abbia trasmesso la sua esigenza al Presidente Berlusconi. In quel caso – ha concluso Ligresti – la segnalazione ebbe successo perché la Cancellieri rimase a Parma”. 

IL MINISTRO NON CAPISCE IL “DISEGNO”. “Qui c’è un accanimento che non ha limite, c’è un disegno che non comprendo”, ha replicato a caldo il ministro smentendo come “falsa e destituita da ogni fondamento” la ricostruzione che emerge dai verbali. La Cancellieri sottolinea poi di non essere mai stata prefetto a Parma, ma commissario prefettizio nella città emiliana una prima volta nel 1994 e poi solo per pochi giorni nell’ottobre 2011, poco prima di essere chiamata da Mario Monti al governo come ministro dell’Interno. Quindi il ministro si chiede come possa Salvatore Ligresti sostenere che lei preferisse rimanere a Parma e dire di essersi fatto latore di una richiesta in tal senso presso Silvio Berlusconi. “Come fa a dire di avermi raccomandato? Per quale motivo avrei dovuto o voluto rimanere a Parma?”, si chiede sottolineando appunto di essere rimasta pochi giorni a Parma e poi di aver accettato l’incarico nel governo Monti. In realtà, secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano il 6 novembre scorso, Ligresti nel corso degli interrogatori si sarebbe riferito sia a Bologna che a Parma. Città entrambe dell’Emilia Romagna in cui il Guardasigilli ha rivestito incarichi di prestigio nel 2011. In particolare a Bologna è stata Commissario Prefettizio fino al 24 maggio di quell’anno e, dopo una parentesi di 5 mesi di quiescienza, il 20 di ottobre ha assunto lo stesso ruolo a Parma.

LA GAVETTA COMUNE DI BERLUSCONI E LIGRESTI. Tornando ai verbali, Ligresti ricorda anche che “in alcune occasioni ho segnalato al presidente” Berlusconi “il mio personale auspicio che si trovasse una sistemazione per Giannini“. Il costruttore sottolinea poi di avere “una particolare consuetudine” con l’ex premier. “Siamo amici da vecchia data, veniamo dalla gavetta e gli incontri sono tanti frequenti quanto informali. Con il presidente Berlusconi si parla di tutto. In ogni caso ricordo chiaramente di avergli rappresentato in più di un’occasione questo tema”. A confermare la consuetudine è anche l’ex ad di FonSai, Emanuele Erbetta, che in un interrogatorio ricorda come anche negli anni prima del 2011 Ligresti  ”abbia fatto pesare le sue relazioni politiche con Berlusconi, Letta (Gianni, ndr) e Ignazio La Russa“.

LA VIGILANZA AMICHEVOLE FINO A UN CERTO PUNTO.   “Certamente mio padre e Berlusconi parlarono del tema Giannini”, ha poi confermato la figlia Jonella al pm. “I due sono molto amici e non parlarono esclusivamente di questo argomento. Nè credo che questa sia stata la sola occasione nella quale mio padre ha sollecitato l’ex presidente del consiglio a trovare una collocazione lavorativa a Giannini”. Di quest’ultimo parla diffusamente anche Perissinotto: “Giannini ha manifestato, quale presidente dell’Isvap, un atteggiamento non benevolente nei confronti di Generali e ci ha subissati di ispezioni. Se si confronta il numero di iniziative assunte dall’Isvap nei confronti di Generali con quelle promosse (meglio, non promosse) nei confronti, ad esempio del gruppo Ligresti, si comprende di cosa parlo”, ricorda il manager. Al quale il pm chiede lumi anche sul fatto che “Ligresti ha riferito che Giancarlo Giannini le ha segnalato professionisti a lui graditi”. E il manager replica: “Figurarsi, sarebbe stato impensabile. Io non so se ci sia sul mercato assicurativo un operatore che ha ricevuto tante attenzioni quante Giannini ha riservato a Generali”.

Perissinotto non è il solo a pensare che non si possa dire altrettanto a proposito dell’atteggiamento della vigilanza nei confronti di Fondiaria Sai che anche secondo Erbetta è stata “morbida fino al 2011. Qualcuno potrebbe obiettare che negli anni tra il 2006 e il 2009 Fondiaria risulta la società assicurativa cui Isvap ha comminato più sanzioni amministrative. Si potrebbe quindi dire che fin da allora la vigilanza sia stata rigida. Ma non è così. Se Isvap avesse realmente approfondito gli accertamenti e ne avesse tratte le inevitabili conclusioni ben altro sarebbe stato l’esito sanzionatorio”. Anche se qualcosa a un certo punto cambia. ”I Ligresti erano veramente colpiti dal ‘nuovo’ atteggiamento di Isvap”, tant’è che l’ingegnere di Paternò e la figlia Lionella quando “si recarono nella residenza dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, – ad Arcore – per parlare della possibile acquisizione di una piccola società assicurativa, la Mediolanum Danni, io li accompagnai e sentii con le mie orecchie quanto e come i due si lamentassero di Isvap con Berlusconi, chiedendo implicitamente un suo intervento. Registrai peraltro il sostanziale disinteresse di quest’ultimo”, ha riferito il 16 novembre 2012 l’ex ad di FonSai, Emanuele Erbetta, che fa risalire l’episodio al 2011. “Ricordo che Lionella – si legge nell’atto – nel settembre-ottobre 2011, mi chiede in almeno tre occasioni se io sapessi di favori fatti a Giannini. La prima volta mi disse che non si spiegava il nuovo e feroce atteggiamento dell’istituto nei confronti di Fondiaria Sai, cosa mai vista prima”. Secondo il manager, però, non è “casuale il fatto che Giannini ha mollato Ligresti proprio quando questi non disponeva più di quella forza imprenditoriale e politica che aveva espresso prima del 2010”.

GLI INCARICHI AL FIGLIO DI CARDIA? NON SERVE SPIEGARLI. Sempre a proposito della vigilanza, quella dei mercati finanziari in questo caso, Jonella ricorda che “ad un certo punto mio padre decise che fossero dati degli incarichi a Marco Cardia, un avvocato figlio dell’ex presidente della Consob. Marco Cardia l’ho conosciuto, non mi è parso un luminare del diritto. Non c’è bisogno di diffondersi sulle ragioni di questa decisione”. Anche Salvatore Ligresti, il 15 dicembre 2012, è stato interrogato sul tema dei rapporti tra il figlio dell’ex presidente della Consob e il gruppo FonSai. L’ingegnere di Paternò ha chiarito che fu Massimo Pini, l’ex vicepresidente di FonSai, “a suggerire che fosse incaricato come professionista legale Marco Cardia. Questa indicazione Pini l’ha data personalmente a me. Mi si chiede per quale ragione scegliessimo Cardia – ha proseguito Ligresti -, Pini mi ha spiegato che si trattava del figlio del presidente della Consob in carica. Non c’era bisogno di spiegare altro”.

“In relazione a quanto riportato da agenzie di stampa circa la collaborazione di mio figlio Marco con il gruppo Premafin (la ex holding di controllo di FonSai, ndr) quale legale ex lege 231/2001 confermo, come più volte reso noto, che nella qualità di presidente Consob mi sono astenuto dalla conoscenza e da ogni attività riguardante il gruppo – una volta appreso di tale collaborazione – lasciando l’esercizio delle attività di competenza agli uffici della Direzione generale e alla Commissione. Ricordo, come anche dichiarato da Consob che durante tale periodo sono stati svolti ben 40 interventi di vigilanza progressivamente penetranti nei confronti delle società del gruppo Premafin”, ha fatto sapere a stretto giro Lamberto Cardia, oggi presidente delle Ferrovie dello Stato.

L’AMANTE DELL’AMMINISTRATORE DELEGATO. Ciliegina sulla torta, lo shopping a spese della compagnia che sarebbe stato effettuato solo per dare un posto di lavoro all’amante dell’amministratore delegato. “Liguria (Assicurazioni, ndr) è stata acquistata da Marchionni (Fausto, all’epoca ad di Fonsai, ndr) per trovare un posto di lavoro alla sua amante. I Ligresti non sapevano che la vera ragione dell’acquisizione di Liguria fosse questa, lo hanno scoperto dopo”, ha dichiarato il successore di Marchionni, Erbetta, il 16 novembre 2012, quando è stato sentito come persona informata sui fatti da Orsi. Liguria Assicurazioni è stata acquisita nel gennaio 2006 e il pm Orsi definisce l’operazione “costosa” e “difficilmente spiegabile”, accostandola all’acquisto di Ddor, che per Erbetta fu “un gesto forzato di Marchionni, una ambiziosa espansione all’estero”.