La Nuova Rugby Roma rischia di chiudere perché non ha un campo perché l’impianto Tre Fontane, per il quale aveva fatto domanda, con Alemanno in Campidoglio finì a un club “concorrente”, guidato proprio dal braccio destro del sindaco. Nonostante le sentenze dei tribunali e nonostante le rassicurazioni del nuovo primo cittadino, Ignazio Marino. “Ci ha assicurato più volte di voler trovare una soluzione immediata – racconta il presidente della Nuova Rugby, Roberto Barilari – ritenendola una vera e propria emergenza, ma al momento abbiamo solo sentito chiacchiere”. Il Comune, con l’assessore allo Sport Luca Pancalli, spiega: “L’unica soluzione è trovare un impianto alternativo, ogni altra azione potrebbe essere rischiosa anche per l’amministrazione”. Ora la società ha vinto l’ennesima battaglia. Il Tar del Lazio ha ratificato infatti la sospensiva dell’aggiudicazione della gara comunale per la gestione dell’impianto sportivo. “Intanto però la Rugby Roma Club continua ad utilizzare i campi – dice Barilari – e i nostri ragazzi hanno disputato fuori casa le due gare interne previste. Proprio in questi giorni la Federazione ci ha chiesto cosa faremo in futuro non avendo la disponibilità di un campo. Questa situazione ormai non è più sostenibile”.

La vicenda è stata raccontata fin dall’inizio dal fattoquotidiano.it. Due pronunce del Tar hanno indicato che la Nuova Rugby dev’essere reintegrata nel bando di concorso per l’assegnazione dei campi e la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta: tra gli indagati ci sono lo stesso Riccardo Mancini (già coinvolto nella vicenda delle presunte tangenti sull’acquisto dei filobus Breda Menarini) e l’ex vicesindaco Sveva Belviso. Risultato la società – 255 tesserati, fondata da un gruppo di genitori degli atleti – è comunque ancora senza campo, nonostante sia pure iniziato il campionato. “Tra l’altro – ricorda di nuovo Barilari – la nostra proposta è stata di 2mila euro mensili a fronte dei 2300 annui offerti dalla società sportiva di Mancini“. 

L’unico atto concreto dell’amministrazione capitolina per il momento è una lettera del dipartimento allo Sport, datata 3 ottobre, che nega alla Nuova Rugby il nulla osta per disputare le gare interne del campionato under 14 al Tre Fontane. “A seguito dell’ultimo pronunciamento del Tar – spiega ora Luca Pancalli, ex commissario della Figc, dirigente del Coni e ora assessore allo sport al Campidoglio – ho attivato immediatamente l’avvocatura di Roma Capitale per individuare i successivi e conseguenti passi da compiere. Dirimenti saranno le motivazioni che hanno portato alla decisione del Tar: da esse deriveranno i prossimi provvedimenti da avviare. Fermo restando che fin dall’inizio ci siamo occupati del caso ipotizzando diverse forme di intervento, prima con proposte di intese tra le parti ispirate al buon senso ma presto naufragate, poi cercando di percorrere soluzioni di tipo tecnico che ahimè hanno trovato problematiche di natura giuridico-amministrativa rivelandone quindi l’irrealizzabilità. A tutt’oggi la mia posizione resta quella della prima ora. Attuare una soluzione che ristabilisca l’equità tra i soggetti interessati e fornisca una risposta a chi non l’ha mai avuta”. 

Intanto la Procura di Roma continua le indagini sulla vicenda che sembra profilare interessi extra sportivi. “Quando presentammo l’esposto in procura – denuncia Barilari – descrivemmo tutta la vicenda sin dal principio. Il primo passo, con l’avallo del Campidoglio e della Coni Servizi, era di inglobare la Nuova Rugby Roma in un consorzio con altre tre associazioni sportive, tutte legate a Riccardo Mancini. Il fine era, secondo noi, quello di estromettere la presidenza del club, così da entrare in possesso dell’impianto sportivo Tre Fontane, un’area di 52mila metri quadrati del valore di 32 milioni di euro. Una stima che risale al progetto Formula Uno, accantonato dopo che furono sollevati una serie di vincoli paesaggistici. Una vicenda che svela come dietro al rugby potrebbero esserci altri interessi. Speriamo che la magistratura faccia pienamente luce sulla vicenda”. Anche su questo, in ogni caso, indagheranno i magistrati romani.