L’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati è stato citato dalla Procura della Corte dei Conti della Regione Lombardia che gli contesta un danno erariale di oltre 119 milioni derivante dall’acquisizione del 15 per cento della Milano Serravalle-Milano Tangenziali spa. Insieme a Penati sono stati citati anche il segretario generale della Provincia Antonino Princiotta e di otto membri della ex giunta guidata dall’esponente Pd. Le attività investigative della Guardia di Finanza, coordinata da tre magistrati (Antonio CarusoAdriano Gribaudo e Luigi D’Angelo) hanno consentito – spiega una nota – la “contestazione di un pregiudizio all’erario connesso ad una sopravvalutazione del prezzo unitario delle azioni acquisite dalla Provincia, ben al di sopra del reale valore di mercato” e “un danno per il deprezzamento del controvalore del pacchetto azionario detenuto dal Comune di Milano nella stessa società”. Tra i destinatari dell’azione di danno erariale anche gli amministratori della Asam, una controllata dalla Provincia, che servì per il perfezionamento della compravendita delle azioni dal gruppo Gavio. La discussione dell’atto di citazione è stata fissata per il 2 aprile 2014. “Quando ci sarà la prima udienza saranno passati quasi 9 anni dall’acquisto del pacchetto azionario da parte della Provincia – commenta Penati – Non posso che dirmi incredulo di fronte a tutta questa vicenda. E questo, nonostante i periti della Procura di Milano abbiano stabilito la congruità del prezzo d’acquisto azionario”.

Intanto oggi è ripreso il processo sul cosiddetto “sistema Sesto”. Al centro dell’udienza di oggi al tribunale di Monza i bonifici a supporto della campagna elettorale dell’ex presidente della Provincia nel 2009 e nel 2010, effettuati da varie società che suddividevano le donazioni tra i conti della lista “Penati Presidente” e all’associazione “Fare Metropoli”. “Ho sostenuto la campagna elettorale di Penati alle regionali perché speravo nell’apertura di bandi per la partecipazione a privati della Milano-Serravalle – ha detto in aula tra l’altro Pier Paolo Ruscalla, presidente della Turbosider – in tutto ho versato circa 140mila euro suddividendoli in Fare Metropoli, Lista Penati e Nora Radice”. “Fu l’architetto Sarno – ha proseguito – a darmi indicazioni su dove effettuare i bonifici”.

La stessa versione dei fatti è stata resa da altri tre amministratori societari, i cui bonifici sono stati rintracciati nei conti correnti “Fare Metropoli”, “Lista Penati Presidente” e di Nora Radice, all’epoca mandatario elettorale. Secondo la Procura di Monza l’associazione senza fini di lucro “Fare Metropoli” sarebbe stata utilizzata per occultare finanziamenti illeciti per 362mila euro. “L’attività di raccolta fondi è prevista dallo statuto di Fare Metropoli e tutto è stato regolarmente registrato e dettagliatamente documentato – ha detto invece Penati fuori dall’aula – Fare metropoli ha agito con la massima trasparenza e chi ha operato per conto e in nome della associazione è oggi imputato”.

Infine i legali di Penati hanno depositato una nota difensiva sugli accertamenti bancari svolti dalla Guardia di Finanza. Le somme trovate sui conti correnti dell’ex presidente della Provincia e della moglie – hanno spiegato gli avvocati – sono derivano dalla riscossione di affitti. Nelle nota, aggiunge Penati, “sono indicate le somme che Filippo Penati, Di Leo Rita (moglie) e Di Martino Elena (mamma) hanno riscosso in contanti per affitti e spese”. Penati annuncia il deposito in Tribunale di un memorandum “riferibile a venti contratti di affitto e dichiarazioni di inquilini, per spiegare le somme contanti rintracciate sui conti correnti della sua famiglia”. “Il denaro contante derivante da affitti/spese è pari ad euro 138.122,00 – conclude Penati – somma alla quale deve essere aggiunta buona parte di euro 47.326,45, versati a volte in denaro contante. Il denaro contante deriva anche da una mia partecipazione societaria (trattasi della società Assigest) è pari ad euro 10.627,00″.