Sta diventando sempre più luminosa la cometa Ison (foto dal sito di Hubble), e si prepara a dare spettacolo all’alba di lunedì 18 novembre: poco prima delle 5 del mattino si potrà vedere a occhio nudo vicino a Spica, la stella più brillante della costellazione della Vergine. La cometa più attesa e discussa dell’anno, fotografata anche dal telescopio Hubble, continua a tenere alta l’attenzione e ad offrire un primo spettacolo prima di avvicinarsi al Sole.

“La cometa prosegue nella sua marcia di avvicinamento, seguita dagli astronomi con il fiato sul collo”, osserva l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope e curatore scientifico del Planetario di Roma. Dopo il grande entusiasmo iniziale, che per Natale la annunciava grande quanto la Luna, le attese sulla cometa Ison si sono decisamente ridimensionate dall’agosto scorso. “Ma adesso qualcosa è successo”, rileva Masi: il telescopio Trappist (TRAnsiting Planets and PlanetesImals Small Telescop), che si trova sulle Ande cilene ha osservato un aumento incredibile della produzione di gas. “Questo ha subito generato un grande ottimismo”.

L’ipotesi più accreditata per spiegare il fenomeno, spiega l’astrofisico, è che la cometa avrebbe rivolto verso il Sole solo un emisfero, mentre l’altro non è mai stato toccato dal calore. L’esposizione alla luce e al calore della zona sempre rimasta in ombra avrebbe adesso generato la produzione di gas. “Di conseguenza è avvenuto un repentino aumento della luminosità, dalla magnitudine 7 a 4. “Vale a dire – osserva – che è diventata visibile a occhio nudo come lo è la costellazione di Andromeda”.

Lo scenario è quindi completamente nuovo: “Adesso Ison comincia fare sul serio. Ci tiene sulle spine – dice Masi – in attesa del suo appuntamento con il Sole”. Il passaggio ravvicinato è previsto per il 28 novembre e fino a quel momento è impossibile fare previsioni. Solo quando la cometa riemergerà da questo giro di boa cosmico, all’inizio di dicembre, si saprà se Ison è davvero la spettacolare cometa di Natale che tutti aspettavano.

Il sito di Hubble