“L’attitudine dei lavoratori cinesi è cambiata. Da sfruttati che erano, cominciano ad organizzarsi e a scioperare. Questo dovrebbe far riflettere chi ha in progetto di delocalizzare in Cina sperando in una minore sindacalizzazione della forza lavoro. Ma c’è di più: la rivendicazione dei diritti cinese otterrà la solidarietà di quella internazionale. Questo porterà a un grande movimento transnazionale del quale i capitani d’industria europei ben presto s’accorgeranno”. E’ l’avvertimento di Han Dongfang, tra i massimi esponenti del mondo sindacale cinese, in questi giorni impegnato in una serie di incontri e conferenze in giro per l’Italia, come quella che si è svolta presso la sede della Cisl della Lombardia a Milano. Fondatore del primo sindacato libero in Cina, a lungo in carcere dopo la rivolta di piazza Tienanmen, Dongfang oggi vive in esilio a Hong Kong da dove si occupa dei diritti dei lavoratori attraverso un sito internet (il China Labour Bullettin) e una Radio che trasmette in tutta la Repubblica Popolare (Radio Free Asia). “Nel mondo – ha spiegato – i lavoratori cinesi sono visti come vittime, manodopera senza diritti e a bassissimo costo, che si suicidano come quelli di Foxconn perché non riescono a sopportare le condizioni di lavoro o che come me finiscono in prigione. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e oggi i lavoratori cinesi non sono più delle vittime, sono divenuti dei combattenti”  di Fabio Abati