Dal dramma dei rifugiati a quello della disoccupazione. Sono i temi chiave del discorso di Papa Francesco al Quirinale. È la nona volta che, dall’avvento della Repubblica, un Pontefice varca il palazzo che fu, fino al 1850, proprio del vescovo di Roma, quando Pio IX, tornato nella capitale dello Stato Pontificio dopo la fine della repubblica mazziniana, decise di abbandonarlo andando a risiedere nel Palazzo Apostolico vaticano. Il “Papa dell’austerità” è salito oggi al Colle nella sua Ford Focus blu senza essere scortato dai corazzieri a cavallo. “Eccellenti” i rapporti tra Chiesa e Stato italiano sottolineano Francesco e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

“Tante – ha affermato Bergoglio nel suo discorso – sono le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti. Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica a essere superata e che, tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro. È necessario – ha aggiunto il Papa – moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere e irrobustire ogni segno di ripresa”. Alla Chiesa, precisa il Papa, spetta il “compito primario di testimoniare la misericordia di Dio e di incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza; perché là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto, ed emergono nuove potenzialità per uno sviluppo sostenibile e sano”.

Francesco ha ripercorso i tre viaggi in Italia compiuti in questi primi otto mesi di pontificato: Lampedusa, Cagliari e Assisi. Nella tappa siciliana Bergoglio ha ricordato di aver “incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate; e dove ho visto l’encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell’opera di accoglienza”. “Al centro delle speranze e delle difficoltà sociali – ha affermato il Papa – c’è la famiglia. Con rinnovata convinzione, la Chiesa, continua a promuovere l’impegno di tutti, singoli e istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili. La famiglia – ha aggiunto Bergoglio – ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione. Mentre mette a disposizione della società le sue energie, essa chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”. Infine una preghiera per l’Italia affinché, “attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e a offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia“.