Il consigliere regionale della Campania Corrado Gabriele ha chiesto l’intervento della magistratura: “Ritirare il prossimo numero de l’Espresso dalle edicole: è procurato allarme“. In questione l’inchiesta “Bevi Napoli e poi muori“, in edicola venerdì 15 novembre e che racconta la situazione ambientale del territorio di mille chilometri quadrati. All’interno i risultati inediti dello studio realizzato dal comando dell’Us Navy di Napoli e costato 30 milioni di dollari: per due anni ha esaminato il territorio per capire i pericoli del vivere in Campania per i militari americani e famiglie. 

“Il rapporto conclusivo”, fanno sapere da l’Espresso, “è stato trasmesso da diversi mesi alle autorità italiane, ma finora mai reso pubblico. Pensiamo che far finta di niente, prendersela con chi fa informazione invece che con chi dovrebbe impedire il traffico di rifiuti tossici gestito dalla criminalità organizzata può solo peggiorare la vita di chi vive in quelle zone e da anni sopporta le terribili conseguenze dell’inquinamento“.

L’amministrazione di Napoli è subito intervenuta per placare ogni preoccupazione: ”Vogliamo rassicurare le cittadine e i cittadini sulla qualità dell’acqua erogata a Napoli, la quale risulta controllata e potabile. L’Abc (società che gestisce l’acquedotto, ndr) infatti effettua quotidiani e numerosi controlli in diversi punti di prelievo del nostro sistema idrico nelle diverse zone della città (oltre 50 punti). Tali controlli avvengono parallelamente ai controlli effettuati dalla Asl Napoli 1. I prelievi compiuti dall’Asl vengono poi analizzati nei laboratori dell’Arpac che restituisce le informazioni alla Asl per la valutazione della potabilità. Nel contempo Abc effettua le analisi nel proprio laboratorio”. Lo rende noto l’ufficio stampa del Comune di Napoli dopo le anticipazione del servizio che sarà pubblicato su l’Espresso annunciando che “qualora fosse opportuno” dopo la valutazione dei contenuti, si valuteranno “le possibili azioni a tutela dell’immagine della città”. I contatti tra Abc e Asl, proseguono al Comune di Napoli, “garantiscono quindi le cittadine e i cittadini in merito alla potabilità dell’acqua erogata nella città, rilasciando anche un “giudizio di potabilità”.