Il Pdl si avvicina al Consiglio nazionale di sabato. E alla resa dei conti tra falchi e colombe. Tra lealisti e filo governativi. Da un lato Silvio Berlusconi ribadisce: “Se viene votata la mia decadenza, stop al governo. Non possiamo stare con i miei carnefici”. Dall’altro i governativi vanno al contrattacco. E, per voce del vicepremier Angelino Alfano, insistono sulla necessità di dare continuità all’esecutivo e mettono in dubbio la loro presenza al consiglio: “Ci saremo solo se ci saranno le condizioni”. Pronta la reazione del falco Raffaele Fitto, che accusa il quasi ex segretario di voler “fare la festa a Berlusconi”.

Le parole di Alfano suonano come una velata minaccia in vista della riunione di sabato, quando due terzi dei partecipanti dovranno ratificare la decisione dell’ufficio di presidenza del Pdl di chiudere l’esperienza del Popolo della libertà per tornare a Forza Italia: “Nessuno di noi vuole interrompere il rapporto con Berlusconi – dice Alfano su Canale 5 alla Telefonata di Maurizio Belpietro -. Nonostante le centinaia di firme a sostegno di un documento che ribadisce lealtà al presidente Berlusconi e anche l’importanza di non interrompere una esperienza di governo in cui c’è tanto Pdl nei risultati programmatici e al tempo stesso individua nell’interruzione della legislatura il rischio che si formi un governo di centrosinistra, la nostra intenzione è non utilizzare il consenso interno raccolto per una contrapposizione con il presidente”.

Insomma, se la condizione per trovare l’unità nel partito sarà quella di accettare la caduta del governo, Alfano non ci sta: “Ci auguriamo davvero che nei prossimi giorni o nelle prossime ore si possa trovare un’occasione di intesa che eviti che in Consiglio nazionale si verifichi una cosa non bella, cioè la non partecipazione di una parte”. Del resto per Alfano, la fine dell’esecutivo Letta porterebbe a conseguenze ancora peggiori, perché o si farebbe un “governo di sinistra-sinistra” all’opposto delle posizioni Pdl o si andrebbe al voto “senza il nostro campione, Silvio Berlusconi, che sarà incandidabile”.

Alla domanda se il documento di governativi e innovatori raggiungerà il terzo delle firme necessario a non fare passare eventuali decisioni del fronte avverso, Alfano risponde: “Un terzo dovrebbe essere intorno a 270 e secondo quello che mi dicono i colleghi siamo già oltre 300, ma non me ne sono direttamente interessato e oggi prenderò cognizione del dato definitivo”. In ogni caso la proposta degli alfaniani si differenzierà solo in un punto da quello dei lealisti, ovvero sulla tenuta dell’esecutivo: “Sul governo c’è una posizione differente, ma mai tradotta dal presidente in una richiesta formale di fare cadere questo governo: ragione per cui noi continuiamo a confidare e sperare che nonostante l’indignazione più che legittima, nonostante lo sdegno naturale e giusto di un uomo come Silvio Berlusconi che ha subito una somma ingiustizia, prevalga in lui, come è sempre successo, il profilo di uomo di stato”.

Se sulla continuazione dell’esperienza governativa non si troverà un accordo, dunque, gli innovatori potrebbero non partecipare al Consiglio nazionale: “Sappiamo benissimo quanto Berlusconi abbia voluto questo passaggio dal Pdl a FI, quindi non è interesse di alcuno andare lì a rovinare la festa”, dice Alfano. E subito provoca la reazione di chi guida il fronte avverso:  “Il tempo delle ipocrisie, delle parole dolci verso Silvio Berlusconi, ma degli atti ostili nei suoi confronti, deve finire – dice Raffaele Fitto -. Altrimenti il rischio non è che si voglia ‘guastare la festa’ al presidente Berlusconi, ma che si voglia ‘fargli la festa'”. E sulla decadenza del Cavaliere, Fitto non intende concedere sconti: “Non crediamo che Berlusconi debba mettersi da parte, perché è stato scelto (lui, non altri) da milioni di elettori. Non crediamo che un partito serio possa mai permettersi di accucciarsi davanti a un esecutivo, rinunciando a posizioni chiare; non crediamo che il voto sulla decadenza possa essere considerato un evento scontato e quindi da subire come se nulla fosse”. 

La resa dei conti tra le due anime del partito appare sempre più inevitabile. “Se si vuole ragionare per poter evitare uno scontro, questo Consiglio nazionale dovrebbe essere annullato, ma allo stato attuale non ho sentito cose di questo tipo”, commenta la colomba Fabrizio Cicchitto. Che osserva: “Per chi ha seguito i lavori parlamentari al Senato sa che la decadenza doveva essere dichiarata addirittura a ottobre, se non a settembre, e che se è arrivata così in là, è il frutto di un’azione fatta senza proclami dall’ala governativa e specialmente dal presidente Schifani: si sono guadagnati due mesi ma di questo non è stato dato atto per niente”. Nella lotta tra falchi e colombe non mancano nemmeno le schermaglie via twitter: “I più comici nel dibattito Pdl? – scrive Augusto Minzolini -. Sono Giovanardi e Formigoni che si proclamano innovatori, invece sono vecchi arnesi della prima Repubblica che tentano il salto nella terza”.