Ha tentato di strangolare il compagno di cella perché la voce di Dio glielo ha chiesto. Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso 11 maggio ha ucciso a colpi di piccone tre passanti a Milano, ha stretto le mani al collo del suo compagno di cella tentando di strangolarlo. E’ accaduto la settimana scorsa nel carcere milanese di San Vittore, ma la notizia è trapelata oggi. Da quello che emerge, Kabobo, così come per gli omicidi della primavera scorsa, ha detto di aver sentito delle “voci”, tra cui quella “di Dio”, che gli chiedevano di uccidere il detenuto. Solo l’intervento degli agenti di  polizia penitenziaria ha fatto sì che il detenuto non riportasse ferite gravi. Il due da alcune settimane condividevano la stessa cella.

“Noi non siamo stati informati da alcuno di quanto è accaduto”, ha spiegato l’avvocato Benedetto Ciccarone che, assieme al legale Francesca Colasuonno, difende Kabobo. Il difensore è andato a trovarlo in carcere alcuni giorni fa e in quell’occasione il ghanese gli aveva raccontato che stava dividendo la cella con un altro detenuto. Per l’avvocato Ciccarone “è una cosa molto strana e grave” che un detenuto “con seri problemi psichiatrici e che sta seguendo delle terapie, venga messo nella stessa cella con un’altra persona”.

Dopo l’aggressione, da quanto si è saputo, il ghanese è stato trasferito in isolamento, sorvegliato a vista e ancora sottoposto a terapie psichiatriche. Una perizia psichiatrica, disposta dal gup di Milano Andrea Ghinetti, aveva stabilito nelle scorse settimane che Kabobo al momento del triplice omicidio di maggio aveva una “capacità di intendere” che era “grandemente scemata ma non totalmente assente”. In più la sua “capacità di volere” era “sufficientemente conservata”. Da qui la richiesta di giudizio immediato del pm di Milano Isidoro Palma, accolta dal giudice che ha fissato il processo per il prossimo 28 gennaio davanti alla Corte d’Assise.

La difesa, però, presenterà istanza di rito abbreviato e quindi toccherà a un gup decidere. “Queste voci mi dicevano – aveva tentato di spiegare Kabobo ai periti durante i colloqui in carcere nei mesi scorsi – che la popolazione africana, la parte del nord anche loro stavano uccidendo le persone a picconi quindi mi sono sentito anch’io di fare la stessa cosa”. E poi: “Le voci mi dicono che io sono il creatore del mondo… che… venendo qui in Italia avrei sofferto di più e avrei capito che io sono veramente il creatore del mondo”.