Emilio Fede dovrà pagare dieci mila euro di multa e un risarcimento provvisionale immediato di 40mila euro. È la condanna stabilita dal giudice Ivana Pane del Tribunale di Torino nei confronti dell’ex direttore del Tg4, imputato per diffamazione aggravata a mezzo stampa ai danni di Imane Fadil, già parte civile nel processo penale per le cene eleganti. Per i difensori un risarcimento importante che difficilmente viene riconosciuto nei processi penali. 

Il 9 agosto 2011 la Fadil era andata dai pm di Milano per raccontare quanto accadeva nelle serate ad Arcore. Dopo la pubblicazione della sua testimonianza Emilio Fede – nell’edizione serale del 17 settembre 2011 – commentò la notizia raccontando di aver incontrato “Amin, Iamin, o come diavolo si chiama lei” in un ristorante, occasione nella quale la ragazza gli chiese dei soldi, 50mila euro, per non rilasciare interviste a giornali e trasmissioni tv. Per lui la Fadil aveva detto agli investigatori “delle cose, la metà delle quali – se non la totalità – non corrispondono alla realtà. C’è il rischio del ricatto. Direi che bisognerebbe arrestarla una che fa questo in cambio di soldi, cioè che in cambio di soldi racconta falsità pericolose”. 

Per il pm Simone Vettoretti, che aveva chiesto di condannare Fede a otto mesi, la diffamazione è di “notevole rilevanza, fortemente denigratoria e offensiva. Non si tratta di diritto di cronaca o di critica, ma dell’uso privatistico del mezzo televisivo per attaccare una persona per questioni professionali”. L’accusa ha invitato a considerare il comportamento processuale di Fede, che “non si è mai presentato, fatto interrogare né ha rilasciato spontanee dichiarazioni”. Inoltre Imane Fadil “ha dato un’intervista al Fatto quotidiano ed è andata a Servizio Pubblico senza percepire nulla”. L’avvocato Giuseppe Napoleone, che assiste la modella insieme a Danila De Domenico, ha ricordato che Fede è stato condannato a sette anni di carcere nel processo Ruby bis per favoreggiamento e induzione alla prostituzione delle ragazze del “Bunga bunga”

In quel processo solo la Fadil (che aveva chiesto 2 milioni di euro di risarcimento) e una altra parte civile hanno rifiutato un risarcimento da parte degli imputati prima della sentenza: “Non c’era nessun intento speculativo da parte della mia assistita”. È emerso anzi che “è stata avvicinata da sedicenti personaggi dei servizi segreti con minacce di vario genere” affinché ritirasse le sue dichiarazioni. La ragazza invece ha “svolto il compito di cittadina modello, è andata in procura e da allora è stata chiusa in casa assediata dai giornalisti, una reclusione domiciliare forzata. Se avesse fatto come le altre testimoni avrebbe avuto un risarcimento e sarebbe uscita dal processo. Ma lei è rimasta per motivi d’onore”. Questo suo comportamento però ne ha compromesso la carriera: “Ha il terreno bruciato in tutti i settori dello spettacolo in cui voleva lavorare”. Per il difensore di Fede Andrea Righi è “molto più credibile la logica del ricatto”.