“Se non vi è bastato vedere come muore un uomo vero, vi concederemo il bis e il ter”. Con queste parole, il Comitato 16 novembre, che si batte per i diritti dei malati di Sla, chiede al governo di ascoltare le richieste degli attivisti. Dell’associazione faceva parte anche Raffaele Pennacchio, il medico affetto dalla malattia morto il 24 ottobre dopo due giorni di mobilitazioni. Nella lettera aperta inviata ai ministri della Salute, dell’Economia e delle Politiche sociali, il segretario del comitato, Salvatore Usala, chiede di cambiare l’ordine del giorno del tavolo tecnico convocato dal governo. Se le richieste dei malati di Sla non saranno ascoltate e la legge di stabilità non conterrà gli interventi invocati, i malati sono pronti a fare uno sciopero della fame e della sete e a staccare i propri respiratori in diretta tv.

Nella lettera aperta, il segretario del comitato definisce l’ordine del giorno proposto dal governo “iniquo e inutile”, perché non tiene conto di una richiesta definita una priorità per l’associazione: permettere ai malati di “restare a casa”. Quindi passa a elencare i punti che stanno a cuore al comitato. Tra le varie richieste, ridurre i posti letto nelle cliniche, finanziare l’assistenza domiciliare, portare il Fondo non autosufficienza a 600 milioni di euro. Secondo i calcoli di Salvatore Usala, in particolare, dal taglio dei posti letto lo Stato ricaverebbe 2,25 miliardi in due anni da reinvestire nelle altre voci.

Il comitato fa sapere che aspetterà sette giorni una risposta “con date e testo degli emendamenti che il governo presenterà in legge di stabilità“. Dopodiché, il 20 novembre 2013, i malati di Sla si presenteranno davanti al ministero dell’Economia, dove daranno vita a uno sciopero della fame e della sete totale. E se non fosse sufficiente, “chiameremo tutti media e staccheremo i nostri respiratori in diretta TV, non ricaricheremo le batterie”.

“Questa volta siamo decisi più che mai – si legge nella lettera aperta – sentiamo sulle nostre carni, già fin troppo martoriate dalla malattia, la morte del nostro compagno di lotta Raffaele Pennacchio che, col vostro menefreghismo, continuate ancora ad ignorare”. Il segretario segnala il rischio che la battaglia possa trasformarsi in guerra: “E guerra sia! La guerra genera morti, fisicamente moriremo noi, ma voi rimarrete gli zombie che siete, inermi e paurosi, una vergogna nel mondo”. E ancora: “Adesso siamo fortemente arrabbiati. Non potete immaginare cosa significa stare a letto 24 ore su 24, non parlare, non mangiare, non vivere”.