In Italia sono tra i 30 e i 40 mila gli alloggi popolari sfitti. Restano “lastronati” perché le agenzie che si occupano della gestione delle case popolari non investono per i lavori di ristrutturazione. E perché lo Stato ha smesso dagli anni Ottanta di investire in politiche abitative. Senza uno sfogo, la fame di case a basso costo in Italia aumenta vertiginosamente. In fila per una casa popolare in Italia ci sono 650 mila persone. In una città come Milano, a fronte di una richiesta stabile sulle 20mila domande, riescono a entrare in una casa popolare appena 700 famiglie ogni anno.

“Qui c’è bisogno che il pubblico torni a investire nella casa. Non è neanche questione di una politica abitativa sbagliata, non c’è proprio nessuna attenzione”, attacca Massimo Pasquini di Unione inquilini Roma. Anche Piero Fassino, il sindaco di Torino e presidente di Anci, a fine settembre, aveva rilanciato l’allarme: ‘’Le nostre città – scriveva Fassino – stanno vivendo una emergenza abitativa drammatica che si è venuta a creare e che si è consolidata per l’acuirsi della crisi economica e sociale, nonché per il riverbero che la crisi stessa ha avuto sulle politiche abitative’’. Non che la mediazione del primo cittadino torinese, al momento, abbia dato dei frutti.

Ormai anche un affitto da 400 euro al mese per una famiglia è troppo costoso, a Nord come a Sud. Sono 68mila le famiglie che quest’anno vedranno recapitarsi un avviso di sfratto: nove su dieci per morosità. Incolpevole: quando hanno sottoscritto il contratto avevano un lavoro, che ora non c’è più. Dopo l’impiego, la crisi sta portandosi via anche le case. Le sentenze di sfratto a Roma sono 7.743, a Milano 4.924 e a Torino 3.492. Gli sfratti con la forza pubblica ogni anno sono circa 30mila: in pratica ogni giorno 140 famiglie, rischiano di finire in mezzo a una strada. Non solo nelle grandi città. In relazione al numero di abitanti con un canone di locazione, sono Prato e Lodi le maglie nere dello sfratto. Nella città Toscana, l’avviso di sfratto raggiunge una famiglia ogni 25, in quella lombarda una ogni 34. Sul terzo gradino del podio Novara, con uno sfratto ogni 40 affittuari. Per denunciare questa situazione insostenibile, Unione inquilini il 10 ottobre ha organizzato la seconda giornata nazionale Sfratti zero. In 50 città italiane, le sezioni del sindacato hanno chiesto al Governo di bloccare gli sfratti e recuperare gli alloggi popolari chiusi in tutta Italia per dare una prima risposta all’esigenza di casa.

Se il portafoglio piange, anche la casa di proprietà diventa un lusso. I contratti d’affitto sono aumentati del 15 per cento in un anno. Sono 3,3 milioni le famiglie italiane che pagano un canone ad un proprietario. E quando diventano morosi i primi a rimetterci sono proprio loro. “Tra affitti non riscossi e spese legali, si spendono almeno 10mila euro, che non rientreranno mai in nessun modo”, commenta Alberto Zanni, presidente di Confabitare, il sindacato dei proprietari di casa. “Bloccare gli sfratti come chiedono gli inquilini non serve – aggiunge – perché significa continuare a chiedere ai proprietari di fare da ammortizzatori sociali”. La responsabilità, anche per Zanni, è di nuovo sulle spalle di chi non ha voluto investire nel pubblico: “In Italia solo il 6% è di edilizia residenziale pubblica. In Francia si arriva al 18%, in Germania al 21%: siamo il fanalino di coda”. Così finisce nel mercato privato anche chi non ha un reddito per permettersi un canone.

Con il decreto sull’Imu, il Governo ha promesso di dare una risposta al disagio abitativo. Per il sindacato, però, la risposta è inefficace. I 20 milioni di fondo di sostegno alla morosità prevista dal decreto per il 2014 e 2015 sono gocce nel deserto. L’aiuto vale metà di quanto l’esecutivo non abbia scontato ai costruttori che lasciano ancora stabili vuoti. L’Imu è stata tolta anche a loro e il mancato incasso, secondo il governo, è pari a 38 milioni di euro. Secondo le stime più prudenti, gli alloggi invenduti in Italia sarebbero 200mila, secondo altre 600 mila.

Oltre il danno, la beffa: sempre il sindacato inquilini denuncia che la nuova Service tax sarà una stangata: “Prevediamo circa mille euro per ogni famiglia”, dice Pasquini. Il secondo provvedimento criticato da Unione inquilini è il Fondo Investimenti per l’Abitare (Fia). Il fondo gestito dalla Cassa depositi e prestiti vale 2 miliardi di euro, da spendere per la realizzazione di appartamenti in social housing. In pratica, il costruttore ottiene degli sgravi fiscali nella realizzazione dello stabile a patto che contenga i canoni di una parte degli appartamenti. Solo che alla fine dei conti il prezzo resta troppo alto e le quote dedicate al canone concordato sono minoritarie: “Chi potrà mai comprarsi quegli appartamenti?”, si domanda Pasquini. Altri immobili destinati a restare vuoti.