Il decimo posto del Milan è frutto di una lotta per la successione che sta sgretolando dall’interno squadra e società. Da una parte il plenipotenziario Adriano Galliani, da quasi trent’anni sulla plancia di comando del club rossonero, dall’altro Barbara Berlusconi. Un conflitto cominciato sottotraccia nell’aprile del 2011, non appena Barbara entra nel cda del Milan, e proseguito in questi anni attraverso duelli pubblici, come la mancata vendita al Paris Saint Germain di Pato, all’epoca suo fidanzato (per Galliani significò un mancato introito di 30 milioni e una figuraccia internazionale) e duelli privati, come l’inserimento in società di dirigenti vicini a Barbara che hanno spinto Galliani a curiose alleanze televisive in Lega Calcio. Un conflitto destinato a esplodere sulle macerie del Milan: 16 punti di distacco dalla capolista, 11 dal terzo posto Champions, e una serie di polemiche che nell’ambiente rossonero, solitamente più impenetrabile del partito comunista nordcoreano, negli ultimi trent’anni non si erano mai viste. 

Con la scusa di parlare di politica, Barbara Berlusconi – parlando con l’Huffington Post – ha rincarato la dose: “Il mio futuro è al Milan. In questi tre anni credo di aver maturato l’esperienza e la competenza necessaria per dare un contributo importante a una società che è stata, in un passato recente, grande e che ha bisogno di essere rilanciata per raggiungere nuovamente prestigiosi obiettivi”. Una stilettata all’ex antennista di fiducia di Berlusconi, con cui il padre alla fine degli anni Settanta conquista il mercato televisivo lombardo e getta i semi del futuro impero a reti unificate. Il Milan è stato grande e oggi non lo è più, ha bisogno di essere rilanciato e lo sarà senza Galliani, dice Barbara, che si sente pronta a gestire la parte che le spetta dell’eredità paterna. Anche nella penultima intervista, rilasciata meno di una settimana fa a Ballarò, la cosa più interessante non era stata la difesa del padre ma la location scelta con cura: la sede del Milan di via Turati, con tanto grande stemma rossonero sullo sfondo. 

L’incoronazione di Barbara avviene con il beneplacito della sorellastra maggiore Marina, dopo che Barbara aveva invece sempre detto di volere il suo posto alla guida della Mondadori, soprattutto durante il divorzio tra la madre Veronica Lario e l’allora presidente del Consiglio. Per questo alcuni notisti politici disegnano ancora un futuro con Marina in Forza Italia e Barbara alla guida del gruppo editoriale (nel caso la più piccola Eleonora entrerebbe nel cda del Milan). Ma l’accelerazione della politica d’inserimento di Barbara nel Milan segna invece l’abbandono di ogni velleità in Mondadori e la ferma volontà di occuparsi del calcio: che a livello di immagine sicuramente restituisce di più. Dopo l’affaire Pato del gennaio 2012, la rottura definitiva tra la famiglia e Galliani si è avuta quest’estate sul nome di Allegri. “Mi dispiace per Adriano (Galliani, ndr) – aveva detto Berlusconi -, ma devo dare ragione a Barbara. Non può essere lui a scegliere chi allena il Milan”.  

Certo, il tecnico Allegri ha le sue responsabilità per avere allontanato Pirlo, oggi unico candidato italiano al Pallone d’oro, per aver emarginato i giovani El Sharaawy e Niang e aver creduto troppo in Montolivo e per non essersi dimostrato capace di vincere (o lottare per) senza Ibrahimovic. Ma il problema è a monte, basta leggere i giornali dell’ultimo mese per vedere come una società una volta granitica e compatta sia oramai diventata una polveriera a cielo aperto: guerre interne con i tifosi che obbligano alla chiusura di San Siro e mettono a rischio i risultati acquisiti sul campo, Balotelli a cui vengono imposti tutor condannati per il massacro della Diaz precedentemente assunti in società, lo stesso Galliani che domenica in tribuna grida un sonoro vaffanculo a un suo giocatore e Allegri che ha i giorni contati se non vince questa settimana con la Lazio e con la Fiorentina. Su queste macerie sorgerà il nuovo impero e avrà il volto gentile di Barbara Berlusconi.

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