E’ il secondo uomo più ricco del paese e per un soffio non ha vinto le elezioni. Andrej Babis ha fondato un impero commerciando in grano, latte, carne e fertilizzanti. Poi ha creato con i propri soldi un partito, ha investito milioni nei media ed è sceso in campo: alle politiche di venerdì il suo partito Ano 2011, nuova forza dell’area del centrodestra populista, si è piazzato alle spalle dei vincitori socialdemocratici sfruttando l’insofferenza dei cechi verso la loro classe dirigente. In patria i commentatori politici si divertono a chiamarlo “Babisconi” per il coacervo di interessi di cui è il fulcro e le numerose analogie con il leader del Pdl. Lui, però, fa le dovute distinzioni: “Io pago le tasse e non mi piacciono le minorenni”.

Lo scandalo corruzione che a giugno ha travolto il governo di Petr Necas è solo l’ultimo di una lunga serie. I cechi sono esausti e venerdì lo hanno fatto capire chiaramente. Lo scarto decretato dalle urne è stato minimo: i socialdemocratici del Cssd, guidati da Bohuslav Sobotka, hanno vinto le elezioni con il 20,6% dei voti. Subito dietro, staccati di un misero 1,8%, ci sono gli ultrapopulisti di Ano 2011, la forza politica fondata in pochi mesi da Babis cui i cittadini hanno consegnato il 18,7% delle preferenze (terzi i comunisti non riformati di Kscm con il 15%). Un voto di protesta che ha coronato l’ascesa politica dell’imprenditore agricolo trasformatosi in un magnate dei media, nonché aspirante primo ministro.

L’impronta populista è chiara fin dal nome del partito: “Ano”, termine che in ceco significa “sì”, sta per “Akce nespokojených občanů” ovvero “Azione dei cittadini insoddisfatti”, è lo strumento con cui Babis dice di voler spazzare via la corruzione dal paese. La ricetta ce l’ha già: “Voglio governare il paese come fosse un’azienda”, annunciava poco prima delle elezioni. Ma prima di tutto va sostituita l’attuale classe dirigente, formata da “politici che non hanno mai lavorato in vita loro”, ha più volte dichiarato il miliardario, riecheggiando il Berlusconi che a più riprese negli ultimi 20 anni ha invitato i cittadini “a fare i conti in tasca a questi politici, che non hanno mai lavorato, non sanno che cos’è un’azienda o un bilancio”.

Con un patrimonio netto di 1,5 miliardi di euro, Babis è il 736° uomo più ricco del mondo secondo Forbes. Slovacco di Bratislava, dove è nato il 5 settembre 1954, possiede un impero di nome Agrofert. Colosso agro-chimico fondato nel 1994, il gruppo è formato da oltre 250 aziende che affittano e coltivano la maggior parte del terreno agricolo della Repubblica. Un’espansione lunga 20 anni, che ha dato vita alla quarta compagnia del paese, con un fatturato di 132 miliardi di corone ceche (5 miliardi di euro), capace di ramificare i propri interessi all’estero: il 25 febbraio 2013 la multinazionale ha ufficializzato l’acquisto da Barilla del gruppo tedesco dei prodotti da forno Lieken, gigante da 4.700 dipendenti e 756 milioni di euro di fatturato.

Quando si autodefinisce un “tycoon incorruttibile”, Babis ricorda il Berlusconi che agli esordi della carriera politica affermava di non aver bisogno di rubare “perché sono già ricco”. E, come il Cavaliere, anche il magnate ceco ama raccontare di essersi fatto da solo: figlio di un diplomatico nella Cecoslovacchia comunista, Babis lavora “da quando avevo 15 anni: consegnavo latte, scaricavo pacchi nelle stazioni ferroviarie e nei weekend facevo il muratore. Tutto per fare i soldi”.

Quelli sono arrivati, ora l’obiettivo è la politica. Il 2011 è l’anno della discesa in campo. Babis fonda “Ano”, punta al governo e, per facilitarsi il compito, a una manciata di mesi dalle elezioni entra a suon di milioni nell’universo del mass media. Il re del grano mira a “diventare in tre anni il più grande editore della Repubblica Ceca”, così il 26 giugno Agrofert ultima le operazioni di acquisto di Mafra, tra i principali gruppi editoriali cechi, entrando in possesso di Mafra fronta Dnes, il secondo quotidiano più diffuso del paese, Lidove Novini, il più antico, e dell’emittente musicale Óčko Tv. Solo ad aprile il miliardario aveva acquistato anche Ecopress, editore di varie pubblicazioni nella Repubblica Slovacca, tra cui il quotidiano finanziario Noviny Hospodarske.

Miliardario, populista, magnate dei media, Babis ha un altro tratto in comune con il leader del Pdl: cambia idea improvvisamente. “Noi non entriamo nel governo e non appoggeremo un esecutivo della sinistra” perché “non vogliamo collaborare con i partiti corrotti”, martellava l’homo novus della politica ceca soltanto venerdì. Sabato arrivava l’inversione a “u”, in pieno stile berlusconiano: “Vogliamo essere costruttivi. Il primo alla mossa è il Cssd, a cui spetta la scelta”. Ma ad essere paragonato a Berlusconi Babis non ci sta: “Lui ha evaso il fisco – precisa – io pago centinaia di milioni di tasse. E non nutro il benché minimo interesse per le minorenni”.