Perdere il posto per un centesimo. E’ successo ad Alessandro Romano, direttore provinciale dell’Inps di Rimini, che è stato rimosso dal suo incarico per “mancato controllo“. Il caso è quello di Emilio Casali, pensionato 84enne di Riccione, che si è visto recapitare la richiesta di restituzione di un centesimo di euro. Il provvedimento, annullato d’ufficio dall’istituto di previdenza, era vietato da una procedura che impedisce il recupero debiti sotto i 12 euro.

L’anziano signore, tra 1996 e 2000, aveva ricevuto “quote di pensione oltre il dovuto” per 799,05 euro. L’Inps aveva chiesto il rimborso della cifra e il signor Casali aveva pagato in otto rate, fino al 2003, l’importo richiesto. Peccato che abbia restituito “solo” 799,04 euro. Immancabile è arrivata la richiesta di saldare totalmente il debito: il pensionato di Riccione ha ricevuto una raccomandata che chiedeva la restituzione di quel centesimo mancante, con la clamorosa “possibilità di rateizzare il rimborso“. La lettera, recapitata il 15 ottobre, lasciava all’anziano un mese di tempo per completare il pagamento.

Il direttore dell’Inps di Rimini aveva chiesto pubblicamente scusa. “Il signor Casali non deve tenere conto della comunicazione né effettuare alcun pagamento – aveva spiegato Alessandro Romano – Ho  già disposto l’annullamento della lettera inviata e l’indebito è da considerare a tutti gli effetti estinto. Mi scuso con il cittadino“. Ma non è bastato. Puntuale è arrivata la rimozione dall’incarico, che ha colpito anche l’operatore che ha inviato la richiesta di rimborso. “Sulla vicenda l’Inps ha avviato un’indagine amministrativa per evitare che incresciosi episodi possano tornare a ripetersi”, ha fatto sapere l’ente di previdenza.

Ma per il Codacons la questione non finisce qui. L’associazione dei consumatori annuncia un esposto alla Corte dei conti. “La pratica avviata dall’Inps per ottenere il misero centesimo – spiega il Codacons – costa enormemente di più rispetto alla somma da incassare. Chiederemo alla Corte dei conti di accertare chi sia il funzionario che ha autorizzato questa richiesta, affinché risarcisca di tasca sua i danni prodotti dall’inutile costo della procedura avviata nei confronti del pensionato”.