”Nelle ultime due manovre c’erano più tasse, questa è neutra, dal punto di vista fiscale aumenta la pressione su attività finanziarie e banche mentre aiuta chi vuole creare lavoro. Ma si può migliorare e ne discuteremo con sindacati e Parlamento ma è una manovra che dà stabilità”. Così Enrico Letta a Otto e mezzo su La7. “Penso – aggiunge il presidente del Consiglio – che i sindacati siano liberi di fare completamente il loro lavoro, fare contratti, scioperare quando non sono contenti. Non mi scandalizzo di questa scelta”. Letta però ritiene l’annuncio dello sciopero contro la legge di stabilità una “risposta precipitosa”.

La manovra, secondo il capo del governo, “è stata criticata da chi ha detto che è troppo dura e chi ha detto che è troppo morbida (cioè sindacati e Confindustria, ndr). Noi abbiamo fatto una scelta legata alla stabilità, a dare certezze per un triennio. Creare stabilità è l’unico modo perché il Paese si salvi”. Il testo approvato dal consiglio dei ministri “dopo 5 anni fa calare il debito generale e fa scendere il deficit annuale, fa scendere la spesa pubblica primaria, fa scendere tasse su famiglie e imprese e nelle nostre previsioni farà l’1% di crescita nell’anno prossimo. Queste cose non sono la rivoluzione, sono piccole cose. Mi dicono di essere stato prudente, sì lo sono perché dalla crisi si esce passo dopo passo”. Tra le cose che Letta vuole chiarire esplicitamente la storia dei 14 euro in più in busta paga: “Non è così. E’ un’operazione mediatica, una cifra fasulla inventata per farci del male – dice il presidente del Consiglio – Abbiamo messo cinque miliardi di tasse in meno e abbiamo detto a Parlamento e parti sociali di concentrarli su chi ha più bisogno. Sta a loro discuterne. Ma la cosa dei 14 euro se l’è inventata qualcuno per farci del male. In Italia se qualcuno fa qualcosa, parte un grandissimo sforzo per denigrarlo”. Detto questo, Letta prosegue spiegando che “nel Paese ci sono molte tensioni e quando espresse in manifestazioni pacifiche vanno assolutamente bene. So che è un momento di tensione, di dramma sociale e chi fa oggi quello che sto facendo io deve partire dal sapere che c’è dramma sociale”.

Letta ha infine parlato anche di legge elettorale spingendo perché ci sia un’accelerazione sulla riforma prima del 3 dicembre (quando si pronuncerà la Corte Costituzionale sul Porcellum) e finanziamento ai partiti, la cui riforma è già stata approvata alla Camera: “Spero che arrivi l’ok del Senato entro la fine dell’anno”. Quanto ai riflessi possibili della decadenza il presidente del Consiglio conferma che secondo lui il ventennio berlusconiano è finito. e ricorda soprattutto di essere “stato preso in giro per 6 mesi perché dicevo ‘vedrete, andiamo avanti perché una crisi di governo al buio sarebbe il caos”. ”In 4 giorni di crisi di governo – esemplifica il presidente del Consiglio – siamo passati da tassi al 4,8 a 4,2 e questo vale per il bilancio pubblico miliardi”. E dunque si vuole fare garante della stabilità anche perché “le alternative non mi convincono. Avanti fino al 2015”. Ma ce n’è per Renzi che ha confermato di voler rimanere sindaco di Firenze anche se e quando diventerà segretario del Pd: “Mi sembra abbastanza impegnativo” dice Letta che sostiene che le ambizioni di Renzi e la tenuta del governo “possono assolutamente convivere”: “Lo conosco come persona seria, avendo fatto il sindaco sa che cosa significa far quadrare i bilanci e che cosa è la stabilità”.