Bruxelles o Strasburgo? In tempi di austerità e bilanci fiscali approvati al ribasso, il decennale dibattito sulla doppia sede del Parlamento europeo torna in agenda. La Commissione per gli Affari costituzionali del Parlamento europeo ha chiesto di rivedere i trattati Ue per abolire la sede di Strasburgo. Il rapporto approvato dalla Commissione, con 22 voti favorevoli e 4 contrari (di cui 2 francesi), sarà posto al voto della plenaria dell’Europarlamento a novembre. Spetterà poi agli Stati membri discutere la delicata questione, sulla quale finora il veto francese ha bloccato qualsiasi tipo di accordo.

La questione grava prima di tutto sulle tasche dei contribuenti, costretti a contribuire agli spostamenti mensili dei 766 deputati, con uno stuolo di 3mila funzionari e assistenti personali al completo e 25 camion di documenti e attrezzature, alla volta di Strasburgo. Ogni mese, a percorrere quei 400 chilometri di distanza tra le due città, sono dalle 12 alle 15mila persone. E tutto per una seduta plenaria di soli quattro giorni. Poi, armi e bagagli in mano, si torna tutti a Bruxelles e il mega edificio che affaccia sul Reno, costato 600 milioni di euro, rimane vuoto per settimane. O meglio per 317 giorni l’anno.

Nel rapporto, presentato in Commissione dal tory britannico Ashley Fox e dal Verde tedesco Gerald Haefner, che chiede l’apertura di una procedura di revisione del Trattato di Lisbona, necessaria per abolire l’uso della sede di Strasburgo cui la Francia si oppone fermamente soprattutto per le ricadute economiche sulla città, gli eurodeputati stimano che i costi aggiuntivi della doppia sede ammontano a una cifra compresa tra 156 e 204 milioni di euro, cioè il 10% del bilancio annuo dell’Europarlamento. 

Basta con il “circo viaggiante”, hanno detto a Bruxelles. Tanto più che a voler fermare questo anacronistico andirivieni ci guadagna perfino l’atmosfera: tra 11mila e 19mila tonnellate di Co2 in meno nell’aria. Il rapporto, ribattezzato anti-Strasburgo, fa riferimento all’articolo 48 del Trattato di Lisbona che assegna al Parlamento Europeo la possibilità di sottoporre proposte di revisione dei Trattati. “Il voto è un’eccellente notizia per l’integrità del Parlamento ed è notizia ancora migliore per i contribuenti europei. Prima o poi lo spreco di questo circo viaggiante deve essere fermato”, ha detto Fox. Tanto più che quasi 1,3 milioni di europei hanno firmato, e da tempo, una petizione online sulla questione. L’eurodeputato tedesco Haefner ha poi aggiunto che “il Parlamento può liberarsi dall’essere ostaggio degli Stati membri e chiedere il diritto di decidere da solo quando e dove riunirsi”.

Da anni in realtà quasi tutti sono concordi a mettere fine a questo giro di giostra. Ma i pareri e i rapporti rimangono sempre lettera morta, perché per eliminare una delle sedi bisogna modificare appunto il Trattato di Lisbona. E per farlo serve una decisione unanime del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo voto è stato accolto quindi come significativo, in quanto per la prima volta il Parlamento invoca i Trattati, che conferisce ai deputati il potere di proporre una modifica.

Nel protocollo 6 del Trattato è scritto che “il Parlamento avrà la sua sede a Strasburgo” dove si devono tenere dodici sessioni plenarie mensili. La sede principale di lavoro è però Bruxelles, mentre Lussemburgo, la terza sede dell’Europarlamento, ospita alcuni servizi amministrativi e il parterre degli interpeti dell’Istituzione europea. Insomma le tre sedi Ue sono ancora vive e vegete. Almeno fin quando il rapporto, appena approvato, sarà sottoposto al voto della plenaria, nella sessione di novembre.

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