“Le accuse di Monti nei miei confronti sono semplicemente ridicole”. Così Pier Ferdinando Casini risponde al presidente dimissionario di Scelta Civica, che ne aveva contestato l’appoggio “senza se e senza ma” al governo. Con la lettera di sostegno all’esecutivo, gli undici firmatari di Sc avrebbero “tradito l’ispirazione di un partito che loro mi hanno chiesto di formare anche per portarli o riportarli in Parlamento”. Dura la reazione dell’ex presidente della Camera: “Monti sa cosa significa governare questo Paese quando c’è una maggioranza litigiosa. Questa politica del doppio binario, questo atteggiamento rissoso, anche da parte di Monti, sull’azione dell’esecutivo, questi continui distinguo, non sono accettabili”. A proposito delle dimissioni del Professore, il leader Udc aggiunge: “Non gli chiederò di ritirarle perché questo non mi riguarda”. E sul voto per la decadenza di Berlusconi da senatore: “Non ho ancora deciso. Non è vero che ho contrattato con Berlusconi, non ho parlato con lui e non gli parlerò. Sarà un voto che appartiene alla mia coscienza e basta. Al momento giusto lo dirò”. E continuano le manovre nel partito: pronto un nuovo gruppo in Senato. Ma le manovre interne al movimento non sembrano spaventare Enrico Letta, che si dice “abituato all’instabilità”, annunciando di volere incontrare Monti, per avere un confronto da cui si aspetta che il governo esca rafforzato.

“Il rigore intellettuale e l’autorità morale del presidente Casini sono tali che non mi permetto certo di commentare le sue importanti parole”, è la risposta ironica di Mario Monti al leader Udc. Il senatore a vita conferma che il suo passo indietro è irrevocabile. “La natura del partito l’hanno stravolta…”, spiega Monti, lasciando palazzo Giustiniani dopo il convegno su Wilfred Martens. Con le sue dimissioni, l’ex premier ha voluto “sollecitare la coscienza e l’attenzione delle grandi forze vitali, liberali e popolari, ma serie, che ci sono in Sc contro questo piccolo progetto di vecchio sapore di polvere”. Pur definendo Enrico Letta “il miglior premier immaginabile oggi”, il senatore a vita si è scagliato contro i “giochini politici” in cui sarebbe stato coinvolto il suo movimento. Con una probabile allusione alla partita che si gioca attorno alla decadenza di Berlusconi da senatore.

Per l’ex premier, lo snaturamento di Scelta Civica sarebbe avvenuto sotto “due profili: da un lato, c’è chi, come alcuni senatori considerati autorevoli, con l’aggiunta di Casini e Mauro, vuole che il sostegno al governo senza se e senza ma e chi, invece, ritiene debba sollecitarlo ad un impegno intenso e ad una maggiore capacità da parte del presidente del Consiglio di moderare la predominanza dei due partiti maggiori”. E torna a insistere sull’eccessiva influenza di Pd e Pdl: “Lo strapotere dei due partiti maggiori della coalizione di governo, a mio giudizio, ha frenato finora l’azione di riforma da parte dell’esecutivo ed ha fatto prendere alcune decisioni sbagliate”. L’altro motivo dello snaturamento di Sc sarebbe che “non era nella linea di Scelta civica aprire ad un Pdl che non si fosse prima emendato di alcune personalità”. D’altra parte, Monti lascia uno spiraglio aperto nei confronti del centrodestra: “Saremmo felici di collaborare con un Pdl orientato più costruttivamente verso l’Unione europea”. Tuttavia, ne critica la “strategia europeista a corrente alternata, soprattutto in campagna elettorale”. E conclude: “Mi troverei a disagio se la prevalente presenza italiana nel Ppe fosse del Pdl”.

Le parole di Mario Monti tirano direttamente in ballo anche il ministro Mario Mauro. Il titolare della Difesa, pur dicendosi dispiaciuto per le dimissioni del Professore, smentisce le voci di un avvicinamento del partito al Popolo della Libertà: “Chi spera di trasformare la mia lealtà al governo e alle ragioni della grande coalizione in una operazione pro Berlusconi, fa un atto vile, degno della peggiore propaganda fascista”. E insiste sulla linea di sostegno all’esecutivo: “Noi siamo un partito che deve porsi il problema di come aiutare il nostro paese a venir fuori dal guado. Per questo dobbiamo fare di tutto perché questo governo continui la sua strada facendo tutti gli sforzi nell’interesse di famiglie e imprese”. E si dice convinto che “nel dialogo ritroveremo le ragioni dell’unità”.

Si profila, nel frattempo, un nuovo gruppo al Senato, formato da 12 senatori di Scelta civica, tra cui Pier Ferdinando Casini e Mario Mauro. Dopo le dimissioni di Monti, gli undici firmatari del documento in sostegno del governo, più il ministro Mauro, sono pronti a compiere il primo passo verso una formazione politica dei moderati e popolari. Il nuovo gruppo, che attrarrebbe la maggioranza dell’attuale gruppo Sc, dovrebbe avere la parola “popolari” nel nome. E potrebbe attrarre, si racconta a Palazzo Madama, anche due o tre senatori Pdl.