Il Consiglio dei Ministri ha emesso il suo giudizio: l’amministrazione comunale di Sedriano (Milano) guidata dal sindaco Alfredo Celeste è stata condizionata da infiltrazioni della ‘ndrangheta (leggi la cronaca). E’ la prima volta che succede in Lombardia.

All’indomani della notizia, la cittadina di 11mila abitanti dell’hinterland milanese è sconvolta di fronte agli eventi e si incrociano sguardi increduli. Seduti selle panchine in legno di piazza del Seminatore, i sedrianesi cercano di indovinare quali siano i presunti vantaggi per cui Alfredo Celeste avrebbe messo il paese in mano alle cosche calabresi. Si domandano se può essere vero che quel sindaco con la statua della madonna di Medjugorje in ufficio, professore di religione laureato in teologia a Lugano e un passato come impiegato alle Poste possa davvero essere un corrotto. Lui che si rifiuta di celebrare matrimoni civili appellandosi alla propria coscienza cristiana e che in pieno Ruby Gate invitò la Minetti come madrina di un concorso di creatività femminile. “Eugenio Costantino – presunto corruttore del sindaco, padre della consigliera Pdl Teresa, e accusato di essere boss della ‘ndrangheta – frequentava i consigli Comunali, era invadente e voleva sempre dire la sua”, dichiara il consigliere di maggioranza Vittorio Imbrogno che, appresa la notizia dello scioglimento per mafia, avvisa la stampa d’essere pronto a dimettersi: forse non sa che ormai è troppo tardi, la Prefettura in mattinata ha già sospeso gli organi comunali di Sedriano nominando commissari che lo amministreranno fino alle prossime elezioni. 

Nonostante tutto gli uffici comunali aprono puntuali alle 8.30. In fondo al corridoio del primo piano una porta grigia con l’insegna dorata: “ufficio del sindaco”. Fuori, seduta nella sala d’aspetto, una signora anziana stretta nel suo cappotto di lana: “Sto aspettando il sindaco ma non arriva mai. Se non ha tempo per i problemi dei sedrianesi deve smettere di fare il sindaco”. Poco più tardi il segretario comunale Susanna Pecorella le spiegherà con mitezza che oggi, proprio oggi, il sindaco nel suo ufficio non verrà: da Roma il Consiglio dei Ministri ha sciolto Sedriano per mafia, primo comune in tutta la Lombardia interessato dal provvedimento. 

Intorno alle 10 giunge in comune sorridente il vicesindaco Adelio Pivetta: a lui la notizia di scioglimento non era arrivata. Ex leghista, Pivetta fu radiato dal partito nel 2011 per aver deciso di sostenere la Giunta Celeste mentre i suoi colleghi passavano tra le file dell’opposizione: al tempo la Lega Nord fiutò qualcosa che non andava nel piano urbanistico del paese (e qualche tempo anche magistratura e prefettura avrebbero analizzato quelle stesse carte). “Lo scioglimento del comune per ‘ndrangheta è opera di certa stampa, è per colpa dei giornalisti che esiste la mafia a Sedriano”: commenta Pivetta appena appresa la notizia. Nel primo pomeriggio in Comune arriva anche il sindaco, atteso da giornali e tv nazionali: farà ricorso al Tar contro la decisione di Alfano, racconta. Offre caffè e aperitivi, e da buon padrone di casa invita gli ospiti della carta stampata ad accomodarsi nel suo ufficio. Nel frattempo in piazza cresce poco alla volta una timida indignazione: “Tu ci vai alla manifestazione antimafia sabato?” (è prevista alle 15.30 e organizzata da Carovana Antimafia), “Credo proprio di si, e ci porto anche un paio di amici. Non è bello che mi chiamino i parenti dalla Campania per dirmi che abito in un paese di mafiosi. Se i mafiosi ci sono, cacciamoli da Sedriano”. 

di Ester Castano e Alessandro Madron