Nel muro contro muro tra Barack Obama e il partito repubblicano iniziano a comparire i primi spiragli in grado di superare lo stallo e le difficoltà causate dallo ‘shutdown’. Potrebbe arrivare a breve una tregua tra il presidente americano e i suoi avversari nel Congresso, almeno per quanto riguarda l’urgenza di scongiurare il default. Il piano dei repubblicani è quello di innalzare temporaneamente – fino al 22 novembre – il tetto del debito, che scade il 18 ottobre, per continuare a negoziare con Obama sui temi fiscali in un clima meno teso. Sul tavolo dei negoziati c’è soprattutto la contesa riforma sanitaria di Obama del 2010, che la settimana scorsa ha portato allo ‘shutdown’. Ossia ad un arresto parziale del governo federale a causa del mancato accordo sul budget tra Obama e il Gop.

“Obama e’ felice della proposta della Camera, c’è il riconoscimento che il default non è un’opzione. Si tratta di un segnale incoraggiante”. E’ il primo commento della Casa Bianca alla proposta dei repubblicani sul tetto del debito. “Tuttavia non pagheremo alcun riscatto“,  ha aggiunto il portavoce Jay Carney.  “Continuiamo a pensare che la Camera debba fare il suo lavoro e porre fine allo ‘shutdown'”, ha ribadito il portavoce della Casa Bianca. Boehner e altri esponenti dei repubblicani andranno alla Casa Bianca nelle prossime ore per discutere con il presidente dello scontro sul bilancio. Nel giorno della proposta dei repubblicani il presidente della Bce, Mario Draghi ha ribadito: “Se lo stallo in America prosegue per settimane o mesi può danneggiare l’economia Usa e mondiale”. Draghi ha quindi sottolineato come “un’intesa di lungo termine assicurerebbe maggiore stabilità all’economia Usa e mondiale”.

I repubblicani della Camera offrono a Barack Obama un piano “per un aumento temporaneo del tetto del debito in cambio di un vero impegno a negoziare“.  Bohener ha dichiarato che i Repubblicani proporranno una legge per estendere temporaneamente la capacità del governo di prendere in prestito per far fronte ai suoi obblighi. “E’ tempo che iniziamo i negoziati”, ha detto lo speaker della Camera, lamentando il fatto che finora “presidente e democratici non hanno voluto parlare”. Ed ora, ha aggiunto, “per dimostrare la nostra buona fede” i repubblicani hanno deciso di “muoversi a metà strada” verso il presidente. Se il piano del Gop dovesse andare in porto, risponderebbe, almeno per il momento, alla richiesta del presidente Obama di votare per l’aumento del tetto del bilancio senza ricatti o richieste di concessioni politiche. Ma preparerebbe allo stesso tempo il terreno per duri negoziati sul budget che durerebbero fino alla Festa del Ringraziamento, alla fine del mese di novembre. Ma fino a quando non vi sarà l’assenso della base alla Camera, che con la forte componente del Tea Party nelle scorse settimane ha rifiutato più volte le iniziative della leadership del partito, non si potrà avanzare con questo piano.

Ufficialmente la proposta dei repubblicani di innalzare il tetto del debito fino al 22 novembre non implica alcuna condizione. Si tratta infatti di una ‘clean resolution’, come si usa dire a Capitol Hill. Tuttavia, come sottolinea una fonte repubblicana a Politico.com, la scelta di questa data non è casuale. Il piano repubblicano, se dovesse passare, di fatto impedirebbe al Tesoro di utilizzare le cosiddette ‘misure straordinarie’ a sua disposizione per pagare i suoi debiti. Inoltre dovrebbe portare Camera e Senato a nominare propri rappresentanti per trovare un accordo sul budget, quello che sinora è mancato, provocando lo ‘shutdown’.

La notizia è arrivata dalla Camera dei rappresentanti, mentre al Senato si svolgeva l’attesa audizione del segretario al Tesoro Jack Lew che ha contestato quanto è stato detto in questi giorni da alcuni repubblicani che, citando alcune società di rating, sostengono che gli Stati Uniti non potranno andare in default a meno che non mancheranno di pagare gli interessi sul proprio debito, cosa che ritengono improbabile che avvenga. “Alcuni membri della Camera e del Senato credono che sia possibile proteggere la nostra economia semplicemente pagando solo gli interessi dei nostri debiti, fermando o ritardando il rispetto degli altri nostri obblighi finanziario – ha detto – gli Stati Uniti non sono nella posizione per fare queste scelte pericolose per la nostra economia ed i nostri cittadini. Non c’è modo di sapere l’irrevocabile danno che questo approccio avrebbe sulla nostra economia e il mercato finanziario”. 

Corrono le principali Borse europee a seguito dell’intensificarsi dei colloqui e delle prospettive di un accordo, negli Stati Uniti, tra repubblicani e democratici in merito allo ‘shutdown’ e all’impasse sull’innalzamento del tetto del debito. Mentre Wall Street prosegue in rialzo (Dow +1,60%; Nasdaq +1,92%), gli indici del Vecchio Continente ampliano a fine contrattazione i guadagni della giornata. Milano archivia la seduta in progresso dell’1,54% a 18.836 punti, Madrid chiude a +2,35%. Parigi avanza del 2,21% a 4.218 punti, mentre Francoforte registra un progresso dell’1,99% a 8.685 punti.