All’ex ministro della Difesa britannico – e ora parlamentare – proprio non andava giù di perdere così tanto denaro. Così ha chiesto e ottenuto un rimborso per un viaggio fatto con la sua automobile: tre pence – o centesimi di sterlina – per un viaggio “di lavoro”, da una fabbrica a uno studio medico, un percorso di 96,5 metri. Sta suscitando ilarità, nel Regno Unito, l’intervista poi rilasciata da Liam Fox – che in passato fu costretto a rimborsare lo Stato per una casa pagata dai contribuenti e in cui viveva un suo caro affetto – al giornale Sunday People: “Io non mi occupo dei rimborsi e delle spese da parlamentare. A occuparsene è il mio ufficio. Ma le richieste di rimborsi sono tutte effettuate in base alla legge”.

E, in effetti, un parlamentare britannico può richiedere fino a 45 pence per ogni miglio percorso. Così, nell’agenda di Fox sono andati anche altri viaggi altrettanto brevi, poi tutti rimborsati. Mezzo miglio e 24 pence per una visita a una scuola, quasi un miglio e 44 pence per un appuntamento elettorale. Un totale di 15 viaggi sotto una sterlina di spesa, tutti reclamati con successo, e un totale di quasi quattromila sterline di rimborsi per spostamenti ottenuti in un anno.

Ilarità e sarcasmo, ora, nel Regno Unito si sprecano. Ma la faccenda è incredibilmente seria al punto che, solo un mese fa, la Independent Parliamentary Standards Authority (Ipsa) lanciava l’allarme: “Attenzione, le spese dei parlamentari sono di nuovo in crescita”. Infatti, per l’anno 2012/2013 sono arrivate di nuovo a toccare quota cento milioni di sterline, dopo gli scandali di qualche anno fa e dopo che le spese erano scese, anche per il clamore sulla stampa britannica, a circa 80 milioni di sterline l’anno. Tutti si fanno rimborsare più o meno di tutto. Hotel, bed and breakfast, viaggi, ristoranti, anche se le spese, chiaramente, devono essere attribuibili all’attività da parlamentare. È finito il tempo in cui, non tanti anni fa, gli uomini e le donne della politica del Regno Unito si facevano rimborsare seconde case al mare, viaggi all’estero di piacere e persino manicure e pedicure.

Così si viene a scoprire che l’anno scorso il primo ministro conservatore – e parlamentare – David Cameron ha chiesto e ottenuto quasi 122mila sterline – anche se il 99% è andato in spese di ufficio e solo 300 sterline sono state di rimborsi veri e propri – mentre il leader dell’opposizione, il laburista Ed Miliband, su 136mila sterline ottenute ha intascato, per rifarsi su hotel e viaggi, più di 10mila sterline. Ma ci sono anche casi encomiabili, come il parlamentare per l’area di Richmond, Zac Goldsmith. Il quale, da multimilionario, non ha chiesto una sola sterlina di rimborsi. L’argomento “spese pazze”, comunque, in questi giorni sta tenendo banco in molti Paesi di cultura anglosassone, dove, evidentemente, l’opinione pubblica è assai sensibile. Così la stampa canadese ha rivelato che, nell’ultimo anno, oltre 2 milioni di dollari canadesi sono stati spesi dai contribuenti per permettere alle consorti dei parlamentari di spostarsi da una parte all’altra dell’immenso Paese.

Allo stesso modo, in Australia, proprio in questi giorni, ci si interroga sulla reale necessità di un fondo per i rimborsi così cospicuo. Ma è soprattutto nel Regno Unito che la stampa dei tabloid va a braccetto con le spese che a volte sono proprio pazze. Così, non molto tempo fa, lo stesso Fox era entrato al centro di un altro scandalo. Era alla guida di un think tank, dal nome Atlantic Bridge, per stimolare le relazioni con l’altra parte del mondo al di là dell’Oceano Atlantico e soprattutto con il mondo americano del Tea Party. L’accusa? Quella di gestire l’associazione proprio dal suo ufficio parlamentare e di mischiare politica, affari e scopi di volontariato non ben precisati. A spese dei contribuenti, questo era il timore. Il think tank fu poi dissolto e la vicenda finì nel dimenticatoio. Fino a quella richiesta di 3 centesimi di sterlina per 100 metri di strada.