L’ex Venerabile della P2 Licio Gelli è indagato dalla procura di Arezzo per reati fiscali e sottrazione fraudolenta di 17 milioni di euro di imposte dai redditi. La Guardia di Finanza ha sequestrato preventivamente villa Wanda, residenza storica del Venerabile. In totale sono sei gli indagati: Licio Gelli, la moglie Gabriella Vasile, i tre figli Maurizio, Maria Rosa e Raffaello, e un nipote, Alessandro Marsilli. 

Il reato contestato è quello previsto dall’art.11 del decreto 74/2000, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Gelli avrebbe tentato di vendere fittiziamente villa Wanda a una società terza per non pagare le imposte dovute allo Stato ed evitare che Equitalia la potesse pignorare.  Il debito con l’erario sarebbe pari a 17 milioni di euro. Il sequestro di Villa Wanda è stato disposto dal gip di Arezzo Annamaria Loprete su richiesta del pm Roberto Rossi. Due i passaggi chiave dell’operazione fraudolenta, secondo le indagini della Gdf, svolte in stretto coordinamento con l’Agenzia delle Entrate di Arezzo: le iscrizioni ipotecarie sull’immobile a favore della moglie di Licio Gelli e del nipote, a fronte di crediti vantati dagli stessi per l’erogazione di presunti finanziamenti nei confronti della società di famiglia; quindi, ottenuta tale giustificazione formale, la successiva alienazione del compendio immobiliare nell’asse patrimoniale di una società romana, precostituita ad hoc e sempre riconducibile ai medesimi congiunti di Licio Gelli.

Nel 1998 l’Agenzia delle Entrate di Arezzo entrò in possesso di un testamento olografo di Licio Gelli, trovato da autorità di polizia giudiziaria francesi: qui hanno radice gli accertamenti che hanno portato ora al sequestro di Villa Wanda. Il testamento, spiega la guardia di finanza, attestava sue significative disponibilità patrimoniali in territorio estero, nonché di documentazione comprovante il sostenimento di spese a favore dei tre figli, Raffaello, Maria Rosa e Maurizio, per rilevantissimi importi, ben superiori ai redditi dichiarati. Da qui derivano contestazioni di omessi pagamenti di imposte sui redditi e di registro, che, dopo i ricorsi vinti dall’Amministrazione Finanziaria davanti alle Commissioni Tributarie, sono stati quantificati in cartelle esattoriali nei confronti di Licio Gelli per 8,8 milioni di euro, del figlio Maurizio per 7,2 milioni, della figlia Maria Rosa per 1,1 milioni e del primogenito Raffaello per 500 mila euro.

L’ex venerabile, 94 anni, vive tuttora nella villa nel cui giardino, nascosti in vasi e fioriere, furono trovati nel 1998 oltre 160 chili d’oro in lingotti. Quando Gelli fu messo agli arresti domiciliari, scelse di scontare la propria pena in questa villa. Adagiato sulla collina di Santa Maria delle Grazie, il complesso è composto da due fabbricati, per un totale di 32 vani, con annessi piscina e locale serra, e da terreni agricoli della superficie complessiva di 11.150 metri quadrati. La villa era proprietà della famiglia Lebole e si chiamava un tempo Villa Carla. I Lebole vendettero a Gelli quando questi divenne socio di una della loro società, l’azienda produttrice di materassi Dormire. Gelli ribattezzò la villa in onore della moglie, Wanda Vannacci. Per oltre 30 anni la villa ospitò molti fra i più potenti personaggi dell’economia e della politica italiana. La villa salì agli onori delle cronache italiane il 17 ottobre del 1981 quando al suo interno furono trovate le liste degli affiliati alla loggia massonica P2.

Da luglio, oltre che maestro della Loggia P2, Gelli non è più commendatore. A darne notizia era stata la Gazzetta Ufficiale con un comunicato del segretariato della Presidenza della Repubblica nel quale si leggeva che, su disposizione del Cancelliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”, ai sensi dell’art. 11 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1952, n. 458, ”si e’ provveduto all’annotazione delle sentenze di condanna e del provvedimento di unificazione pene emesse dal Procuratore generale della Procura generale della Repubblica presso la Corte di appello di Milano, con le quali il sig. Licio Gelli è stato condannato, a seguito di vari reati, ad anni 30 di reclusione, nonché, tra le altre cose, alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che comporta, ope legis, la perdita dell’onorificenza”.