Non si fermano le ricerche dei dispersi di Lampedusa, non si ferma il dibattito su come impedire che si ripetano le stragi del mare. Sull’isola siciliana si abbatte una fitta pioggia, ma i sommozzatori e i palombari della Marina militare hanno continuato a lavorare, recuperando altri 57 corpi. Il numero complessivo delle vittime è così arrivato a quota 288 ma, secondo quanto riportato dai sommozzatori, nel relitto sono rimaste ancora decine di cadaveri. Nella giornata di martedì, il mare ha restituito 37 corpi che sono andati ad aggiungersi a quelli ritrovati nei giorni scorsi, sistemati nell’hangar dell’aeroporto. Intanto, la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, dopo un vertice con i pm di Agrigento, ha deciso di aprire un’indagine per tratta di esseri umani. Fermato il presunto scafista del naufragio: è un tunisino di 35 anni, indicato da alcuni testimoni come il comandante. E mentre prosegue il lavoro delle forze dell’ordine, anche la politica si mobilita. Domani sono attesi sull’isola il premier Enrico Letta e il presidente della Commissione europea Josè Barroso, mentre continua il dibattito sul diritto d’asilo, con il Pd che chiederà la procedura d’urgenza per calendarizzare la sua proposta di legge sul tema.

Aperta inchiesta per tratta di esseri umani, scafista indagato per omicidio plurimo. Dopo un incontro con i pm di Agrigento,  Maurizio Scalia , procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, e il sostituto Geri Ferrara hanno deciso di aprire un fascicolo per tratta di esseri umani. I magistrati hanno acquisito i verbali presi dagli immigrati superstiti sentiti come indagati di reato connesso, con l’assistenza del difensore, in quanto accusati di immigrazione clandestina

In precedenza, la procura di Agrigento aveva emesso il fermo di polizia giudiziaria nei confronti di un tunisino di Sfax, Ben Salem Khaled, 35 anni: l’uomo è accusato di essere lo scafista del barcone naufragato. Ad incastrarlo, una decina di superstiti eritrei che lo hanno riconosciuto dalle fotografie che sono state mostrate dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento. Khaled è accusato di omicidio plurimo, procurato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma è indiziato anche di essere lo scafista del barcone che lo scorso 11 aprile trasportò altri 250 migranti sempre a Lampedusa. Fino a lunedì, l’uomo era a piede libero e si trovava al Centro d’accoglienza insieme ai sopravvissuti.

In particolare, alcuni superstiti gli attribuiscono anche la responsabilità dell’incendio del barcone, per cui però non risulta indagato. Un testimone racconta di “avere visto il capitano versare benzina o gasolio su una coperta”, ma “non può dire che sia stato lui ad accendere”. “Non l’ho visto dare fuoco – racconta un altro – ma ho sentito dire da molte persone che era stato lui involontariamente a incendiare il ponte dell’imbarcazione”. 

Intanto si accende la protesta al centro d’accoglienza di Lampedusa, dove un gruppo di profughi lamenta le precarie condizioni della struttura dopo le fitte piogge degli ultimi giorni: molti di loro sono stati costretti a dormire all’addiaccio con giacigli di fortuna. Il centro può contenere 250 persone ma attualmente ne ospita 928. I migranti hanno messo i materassi all’ingresso della struttura per impedire il passaggio di due pullman: a bordo dei mezzi, un centinaio di profughi pronti ad essere trasferiti in altri centri. I carabinieri hanno poi tolto i materassi e riportato la situazione alla normalità.

Dibattito sull’asilo politico, Pd presenta procedura d’urgenza. Continua il confronto politico sul tema dell’immigrazione, mentre Lampedusa si prepara a un’importante visita istituzionale. Mercoledì arriveranno sull’isola il presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Premier e vicepremier accompagneranno il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso e il commissario europeo agli Affari interni Cecilia Malmstrom, che ha annunciato “una grande operazione Frontex per il salvataggio sicuro da Cipro alla Spagna”.

Al centro del dibattito in Italia resta, invece, il diritto d’asilo. Sul tema, nella giornata di lunedì, aveva fatto sentire la sua voce anche il Capo dello Stato. In visita ufficiale a Cracovia, Giorgio Napolitano aveva invitato a concentrarsi sul “nodo dell’asilo politico” in un momento in cui l’Italia è meta ”di una vera e propria ondata di profughi che non sono migranti, legali o illegali”. Il Pd ha risposto all’appello del presidente della Repubblica chiedendo la procedura d’urgenza per calendarizzare i lavori in Aula su una proposta di legge relativa al diritto d’asilo. L’iniziativa del Partito democratico, primo firmatario il deputato Antonello Giacomelli, mira ad attuare l’articolo 10 della Costituzione che stabilisce che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla nostra Carta, “ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Sull’argomento si era già pronunciata la presidente della Camera Laura Boldrini, che in un’intervista al Corriere della Sera sottolinea la necessità di studiare una legge sull’asilo politico “che faciliti l’integrazione dei rifugiati”. Con interventi nei Paesi d’origine e in quelli di transito. “Libia, Tunisia, Marocco: è lì che chi fugge deve avere una prima possibilità di chiedere asilo anche presso le ambasciate europee, per poi essere trasferito nei vari Paesi, senza quindi cadere nella rete dei trafficanti”, ha spiegato la terza carica dello Stato.

Boldrini e Kyenge: “Cambiare la Bossi-Fini, abolire reato di clandestinità”. Altro tema molto discusso in seguito al naufragio di Lampedusa, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano non sembra porre la questione tra le priorità del governo. “Non indeboliamo il fronte nazionale dividendoci in polemiche interne”, ha detto il titolare del Viminale prima di entrare al Consiglio Ue  per gli affari interni, precisando che la Bossi-Fini non è all’ordine del giorno della riunione. D’altra parte, come ha sottolineato Barroso, le leggi sull’immigrazione “sono di competenza nazionale”.

Chi spinge per un intervento in questo senso è la presidente della Camera, per la quale bisogna rivedere l’intera normativa: “Questa legge ha dieci anni, certamente ci sono degli aspetti che vanno cambiati”. In particolare, Laura Boldrini si riferisce al reato di immigrazione clandestina: “Si è dimostrato che non è un deterrente, perché chi si lascia alle spalle guerre e persecuzioni non ha nulla da perdere”. E aggiunge: “Il rischio di finire sotto inchiesta spaventa invece i pescatori che possono essere indotti a non aiutare chi è in pericolo”.

Sulla stessa linea, il ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge, che già durante la sua visita a Lampedusa aveva sostenuto la necessità di cambiare la legge Bossi-Fini, di cui criticava “l’approccio repressivo”. “Chi fugge dalla guerra, chi ha bisogno di aiuto in mezzo al mare va aiutato per leggi che ci obbligano di farlo”, ha spiegato il ministro a Radio24. “Fare distinzione tra chi ha diritto di chiedere asilo e chi viene in Italia per altri scopi ci aiuta a evitare tanti errori”. Di qui, la necessità di modificare la legge sull’immigrazione: “Non si può pensare di indagare per reato di clandestinità persone che arrivano dalla guerra”.