Chi comanda in Europa? Facile, i centri finanziari dei Paesi più sviluppati. L’economia reale ha ceduto il passo alla grande finanza, questo il leitmotiv dell’incontro su “Il deficit di democrazia in Europa” andato in scena al Festival di Internazionale a Ferrara.

Attorno al tavolo moderato da Federico Taddia, giornalista di Radio24, siedono Lucio Battistotti, della Commissione Europea, Dimitri Deliolanes dell’emittente greca Ert tv, Ferdinando Giugliano del Financial Times, ed Eric Jozsef di Libération. Tutti sono chiamati a rispondere alla fatidica domanda: è vero che in Europa oggi la partecipazione è frustrata dalla convinzione che con la nascita dell’euro si sarebbe stabilizzata la condizione economica del vecchio continente, evitando così di attuare delle misure di sicurezza in vista di eventuali crisi?

Risposta affermativa per Deliolanes, che vive nel suo Paese la riprova delle sue parole, dal momento che “gran parte degli investimenti sono stati fatti per porre rimedio ai disastri finanziari. Questo è quanto successo anche in Italia, con il caso Monte dei Paschi di Siena”. Il giornalista greco non assolve nemmeno il regime d’austerità, al quale la Grecia ha dovuto sottostare, “profondamente sbagliato”. Ne consegue che il deficit di democrazia va ricondotto “a una sorta di rinuncia da parte delle classi dirigenti dei vari stati a decidere le politiche economiche”.

Giugliano invece capovolge i termini di paragone “deficit” e “democrazia”, per dire che “non si sa chi detenga il potere in Europa, poiché non esiste un modello che permetta al sistema democratico di esprimersi: In Europa contano i mercati perché c’è un deficit istituzionale”. Per la penna del Financial Times il grande problema rimane “la mancanza di un reale sviluppo politico e per questo la Germania, che oggi ha più potere economico rispetto agli altri Stati, dovrebbe occuparsi di più della crescita; ecco dove risiede il fallimento della politica tedesca”.

“Meno male che c’è l’Europa” è invece il pensieri di Jozsef, che si chiede “chi comanderebbe oggi senza l’Europa?”. Anche il giornalista di Libération è concorde però nel puntare il dito contro la Germania, colpevole di “non avere una visione europea”. Quanto al deficit di democrazia, invece, il problema è generale: “tutti gli Stati appartenenti all’Unione hanno perso la propria sovranità ma non è il cercare di riconquistarla la vera sfida: è necessario ridare equilibrio a quella visione ormai troppo “market oriented” e che poco presta attenzione all’Europa della Germania. Bisogna capire se esiste un progetto comune, che superi i confini nazionali e avere qualcosa che unisce: un modello economico, sociale, culturale, ambientale”.

Battistotti, che a Bruxelles ci lavora, è un europeista convinto, dal momento che “nessun Paese europeo può essere da solo attore-protagonista nella scena politica europea”. Intanto però, sull’Europa sempre più euroscettica, pendono le elezioni di maggio 2014. Ecco allora le domande “rischiose ma necessarie” di Battistotti: “Che Europa vogliamo e per fare cosa?”. Il discorso passa quindi ad analizzare i movimenti antieuropeisti che sempre più stanno prendendo piede nel continente. Da Alba Dorata in Grecia al Fronte nazionale francese, ad Alternative für Deutschland, fino al Movimento 5 Stelle in Italia.

Deliolanes è curioso di vedere “quanto stia crescendo questa nuova corrente”, avvertendo di come sia “urgente affrontare la crisi in termini nuovi, puntando sull’economia reale”. Il rinnovo del parlamento di Strasburgo sarà un momento cruciale anche per Giuliano, perché “solo attraverso le elezioni i cittadini possono influenzare le decisioni degli organismi politici”. Jozsef guarda oltre l’aspetto politico e la convenienza economica, per ricordare che “la Rivoluzione Francese o il Risorgimento Italiano non sono stati fatti perché conveniva, o almeno non solo. Dobbiamo pensare che abbiamo una storia comune, ma soprattutto un destino, un futuro comune, l’Europa cui aveva pensato Jean Monnet non può essere solo una questione di moneta e di accordi finanziari, siamo noi cittadini europei: per questo dobbiamo ripensare a cosa vogliamo fare insieme perché è un’avventura collettiva da costruire insieme”.

Foto di Francesco Alesi