Sta bene, non ha avuto ricadute di malattia né alcun effetto collaterale la prima paziente con sclerosi multipla, un’italiana di 32 anni, che ha ricevuto la terapia sperimentale a base di cellule staminali mesenchimali testata da un team internazionale di specialisti guidato da Antonio Uccelli, ordinario di Neurologia all’università di Genova.

L’esperto, intervenuto al congresso annuale dell’European Committe for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims), è però cauto nel trarre le primissime conclusioni, e afferma: “Lei è contentissima, ma prima di poter dire che” la cura “funziona, cioè è sicura ed efficace nello ‘spegnere’ l’infiammazione alla base della sclerosi nei casi in cui la malattia non ha ancora danneggiato irreparabilmente i tessuti, ci vorrà ancora tempo”.

Lo studio clinico portato avanti da Uccelli in collaborazione con centri specializzati di tutto il mondo, dalla Francia all’Australia, “a oggi ha arruolato in tutto 36 pazienti, 21 dei quali già trattati, ed è attualmente nella fase II”, racconta. La 32enne è però l’unica ad aver completato il protocollo previsto per questa fase, mentre un’altra paziente sempre italiana di 47 anni lo finirà a novembre. “L’obiettivo – spiega Uccelli – è finire questa parte entro la metà del 2015, arruolando e trattando in tutto 160 pazienti. L’Italia è partita per prima e per questo ha già un paio di pazienti che hanno terminato il trattamento. Inoltre, abbiamo appena stretto una collaborazione con David Miller del National Hospital For Neurology and Neurosurgery Queen Square di Londra, che cercherà di capire attraverso sofisticate tecniche radiologiche se le staminali siano in grado, oltre che di fermare l’infiammazione, anche di riparare i tessuti e di facilitare la rimielinizzazione. A quel punto decideremo come impostare l’ultima fase di sperimentazione, la fase III”.

Uccelli è fiero “dell’interesse suscitato al congresso da questa ricerca, nella quale credo molto: sono 15 anni che mi dedico allo studio delle cellule staminali contro la sclerosi multipla. Non ho la presunzione di dire che potranno essere la soluzione di tutto, ma mi attendo grandi cose. Soprattutto, grazie alle staminali, potremo arrivare a comprendere meglio la biologia della riparazione dei tessuti e quali sono le molecole che inducono questa riparazione, trovando così possibili nuovi bersagli terapeutici“. Il neurologo fa infine notare che “questo studio ha potuto arrivare a questo punto solo dopo la fase di test sugli animali: senza quello non saremo mai arrivati a sperimentare la terapia sull’uomo e a sperare di vedere nel futuro dei risultati”.

L’abstract su Nature communication