Due morti e la famiglia di un operaio distrutta. “Un caso di ordinaria follia”. Così è stata definita la tragedia che si è consumata due notti fa a Reggio Calabria, sul pontile di San Gregorio, nella zona sud della città, dove la polizia ieri mattina ha trovato una Alfa Romeo 156 in bilico, pronta per essere gettata in mare. Nel cofano c’erano i corpi di due rumeni, un giovane di 25 anni, Ioan Lacatus, e una donna trentacinquenne, Ionela Hoholea. A ucciderli un operaio italiano delle officine Omeca (lo stabilimento dell’Ansaldo Breda): Gianrocco Foti di 38 anni, che aveva avuto una relazione sentimentale con una connazionale delle vittime.

Quest’ultima, in realtà, era una prostituta che aveva fatto credere all’operaio (sposato con un figlio) di essere la sua fidanzata. Lo ha abbindolato e, in sei mesi Foti le ha “regalato” circa 25mila euro. Quando l’assassino si è accorto che quei soldi in realtà erano il compenso per le prestazioni sessuali ha cercato di recuperarli. Nei giorni precedenti al duplice omicidio, l’operaio avrebbe minacciato la donna e si sarebbe messo in contatto con gli amici nel tentativo di riavere i soldi.

Con il pretesto di prendere il denaro, è stato accompagnato dalle due vittime sul pontile dove ha avuto una colluttazione sfociata in tragedia. Ha estratto la pistola, regolarmente detenuta, e ha sparato mentre si trovava nel sedile posteriore dell’Alfa che avrebbe poi tentato invano di fare sparire dopo aver nascosto i corpi all’interno del bagagliaio dell’auto.

Il delitto è stato subito inquadrato dalla squadra mobile nell’ambito della prostituzione straniera. Sono state sufficienti 12 ore agli uomini del questore Guido Longo per risalire a Gianrocco Foti. Il suo cellulare aveva contattato più volte una ragazza rumena che aveva avuto una storia con Ioan Lacatus. Perquisita l’abitazione dell’operaio, la mobile ha trovato la pistola utilizzata per il duplice omicidio munita di caricatore dal quale mancavano i 5 proiettili esplosi sul pontile di San Gregorio. La perizia della scientifica ha dimostrato che si tratta della stessa arma che ha sparato ai rumeni.

Accompagnato in questura, l’operaio ha confessato tutto e ha indicato anche il cassonetto della spazzatura dove aveva gettato gli indumenti, sporchi di sangue, che indossava al momento in cui ha ucciso i due stranieri. Alla polizia, Foti ha detto di essere stati accerchiato da altri tre soggetti prima di fare fuoco. Sottoposto a decreto di fermo, saranno le indagini (coordinate dal procuratore Federico Cafiero De Raho e dal sostituto Cristillo) a stabilire se sul luogo del delitto ci siano state altre persone o se l’operaio delle officine Omeca sia stato aiutato da qualcuno.